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Il consiglio Bpm dice no all’aumento

di Paola Pica

MILANO -La speculazione affonda in Piazza Affari le banche italiane impegnate a rafforzare i loro patrimoni come chiesto dai nuovi standard europei e più volte raccomandato dalla Banca d’Italia. Dalla strettoia si sfila, almeno per ora, la Banca Popolare di Milano: il consiglio ha fatto e rifatto i conti per due giorni per poi bocciare ieri in serata, a larghissima maggioranza, il progetto di aumento di capitale da 600 milioni per la cui stesura il presidente Massimo Ponzellini ha chiesto la consulenza di Mediobanca. Fonti del consiglio hanno parlato di rinvio di una manovra che prima o poi dovrà essere varata, mentre nel comunicato si sostiene che se ne ravvisa «la necessità» anche perché l’impatto delle nuove regole di Basilea3 sull’indice di solidità patrimoniale (core Tier1) è stimato come «positivo» . Dalla cessione di Bpm vita arriverà comunque un rafforzamento di questo stesso indice oggi al 7,1%. Per contro, sul bilancio pesa la discussa transazione con il fisco per 169 milioni. Il rinvio dell’aumento trova una spiegazione anche nel tentativo di evitare l’effetto diluitivo in un momento in cui è in corso un confronto serrato tra le varie componenti sindacali sulla riforma della governance. Le prassi in uso nella cooperativa quotata sono da tempo sotto la lente della Vigilanza. Sui 18 consiglieri di Piazza Meda, i voti contrari sono stati 13, compreso quello dei francesi di Crèdit Mutuel. L’esito del voto non sembra giocare a favore di Ponzellini, che aveva sostenuto la necessità di procedere subito con la ricapitalizzazione. Il presidente potrebbe essere tuttavia in uscita, se il suo nome rientrerà nella rosa di indicazioni che il prossimo 4 aprile il ministero del Tesoro formulerà per le nomine pubbliche. Nella lunga seduta il consiglio della Popolare milanese ha poi approvato i conti del 2010 chiusi con un utile netto di 106 milioni (+2,3%) e la distribuzione di un dividendo di 10 centesimi. In Borsa, Bpm ha lasciato sul campo il 7%. Ubi Banca ha pagato con una debacle del 12,36%l’annuncio di un aumento di capitale da un miliardo, ma pure il Banco Popolare che la ricapitalizzazione l’ha concluso con successo da un bel pezzo non è stato risparmiato dall’attacco speculativo (-6,92 per cento). Quanto alle big, Intesa Sanpaolo ha perso il 4,53%, Unicredit il 3,68%. Dice Corrado Faissola, presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi: «Il mercato non ha reagito in modo soddisfacente, ma siamo convinti che l’aumento di capitale sia nell’interesse dei soci e dei clienti perché ci mette nelle condizioni di competere sul mercato avendo requisiti patrimoniali elevati» . Il banchiere ligure, ex presidente dell’Abi, spiega tra le altre cose che l’aumento di Ubi «non era strettamente necessario ma abbiamo voluto anticipare i tempi seguendo le raccomandazioni di Banca d’Italia» . Il governatore Mario Draghi lo aveva pubblicamente chiesto al Forex: le banche devono rafforzare il patrimonio prima degli stress test di giugno.

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