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Il conferimento riduce l’Ace

Disposizioni antielusive in materia di Ace sotto la lente di ingrandimento dell’agenzia delle Entrate nella corposa circolare 21/E del 3 giugno (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) che impone ai contribuenti una verifica dei calcoli in vista dei versamenti di giugno. 
L’Agenzia suddivide le norme antielusive in due insiemi:
l’insieme alfa, costituito dalle operazioni infragruppo che intervengono tra soggetti «aceabili», ossia che possono fruire dell’Ace. Si tratta di conferimenti, acquisizione o incremento di partecipazioni, acquisizione di aziende o di rami di aziende, incremento dei crediti di finanziamento rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010. Queste operazioni comportano una penalizzazione sul soggetto attivo che le pone in essere (dante causa);
e l’insieme beta, costituito dai conferimenti provenienti da soggetti esteri «non aceabili», ossia esclusi dall’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione Ace, che comportano una penalizzazione in capo al conferitario (avente causa).
La circolare 21/2015 conferma che le sterilizzazioni derivanti dall’insieme alfa, condizionate dall’esistenza di un rapporto di controllo fra i soggetti che pongono in essere le operazioni ivi contemplate, prescindono dalla persistenza del rapporto di controllo alla data di chiusura dell’esercizio; tuttavia, nella circolare si precisa che fa eccezione sotto questo profilo la riduzione derivante dall’incremento dei crediti da finanziamento, che rilevano quindi solo se erogati nei confronti di soggetti che siano riconducibili al medesimo gruppo alla fine dell’esercizio. Pertanto, ad esempio, non rileva dal 2012 un finanziamento erogato nel corso dell’esercizio 2011 (e ancora in essere al 31 dicembre 2014) dalla società X alla società Y, originariamente controllata, ma ceduta nel corso dell’esercizio 2012.
Sempre in tema di incremento dei crediti da finanziamento, nella circolare è precisato che le somme movimentate infragruppo in base a contratti di zero balance cash pooling non si possono configurare come relative a un’operazione di finanziamento, in quanto le caratteristiche del contratto – che prevede l’azzeramento giornaliero dei saldi attivi e passivi delle società del gruppo e il loro trasferimento automatico sul conto accentrato della capogruppo, senza obbligo di restituzione delle somme così trasferite e con maturazione degli interessi attivi o passivi esclusivamente su tale conto – non consentono l’effettiva possibilità di disporre delle somme suddette al fine di compiere operazioni potenzialmente elusive.
In tema di acquisizione infragruppo di partecipazioni di controllo (o di incremento di partecipazioni già detenute nel gruppo), viene invece precisato che non si deve operare la riduzione della base Ace in presenza di un contratto che preveda la corresponsione di un corrispettivo in natura.
Per quanto riguarda l’insieme beta, la circolare precisa che sono da sterilizzare anche i conferimenti infragruppo effettuati da una società estera a una società “sorella” italiana; viceversa, non sono da sterilizzare i conferimenti provenienti da un soggetto non residente di cui la capogruppo residente in Italia detenga una partecipazione di minoranza (ad esempio, del 15%).
Per quanto attiene ai conferimenti provenienti da soggetti non residenti effettuati a favore di società le cui azioni sono negoziate sul mercato in occasione di un aumento di capitale mediante emissione di nuove azioni, la circolare precisa che non può escludersi a priori che una parte delle nuove azioni possa essere sottoscritta da soggetti non italiani, tra i quali alcuni potrebbero risultare soggetti esteri residenti in paesi non whitelisted, con la conseguente teorica necessità di sterilizzare questa parte dei conferimenti. La circolare precisa però che in questo caso l’indagine può limitarsi alle caratteristiche dei sottoscrittori al momento in cui l’apporto viene effettuato, e avendo riguardo esclusivamente ai sottoscrittori esteri che partecipano la società residente in misura superiore al 2%, ossia alla soglia il cui superamento fa scattare gli obblighi di comunicazione al mercato e alle competenti autorità di vigilanza circa la composizione e le modifiche dell’azionariato di una società quotata. Anche in questa ipotesi resta comunque ferma l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 37-bis del Dpr 600/73.
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