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Il concordato preventivo blocca le misure cautelari

Strada sbarrata alla richesta di misure cautelari da parte del Fisco se il contribuente chiede il concordato preventivo. È quanto emerge dalla sentenza 7/01/2013 della Ctp della Spezia, che ha dichiarato improponibile l’istanza di sequestro conservativo e di iscrizione di ipoteca avanzata su beni di una Srl immobiliare dopo il deposito della domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo in tribunale.
A fronte di una contestazione per oltre 400mila euro, l’agenzia delle Entrate ha attivato il procedimento disciplinato dall’articolo 22 del Dlgs 472/1997. Dopo la notifica del processo verbale di constatazione, ha chiesto al presidente della Ctp l’iscrizione di ipoteca sugli immobili della società e l’autorizzazione a procedere – tramite ufficiale giudiziario – al sequestro conservativo di una serie di beni mobili. Si tratta di istanze da motivare e notificare alle parti interessate, che, entro venti giorni dalla notifica, possono depositare memorie e documenti difensivi.
Così la società interessata ha presentato una memoria sostenendo l’infondatezza dei rilievi contestati. Decorsi i venti giorni dalla notifica dell’istanza al contribuente, il presidente della Ctp ha fissato l’udienza in camera di consiglio per la trattazione della richiesta. Nel frattempo, però, la contribuente ha chiesto al tribunale di essere ammessa alla procedura di concordato preventivo, con riserva di presentare la proposta e la documentazione prescritta dall’articolo 161 della legge fallimentare (Rd 267/1942). Il tribunale ha emesso il provvedimento con il quale è stato fissato il termine per l’integrazione della domanda con la proposta e con l’adempimento di ogni altro onere.
Il giorno in cui era fissata la camera di consiglio in Ctp, il termine per integrare la domanda di ammissione al concordato preventivo non era ancora decorso ma l’immobiliare ha presentato copia della propria domanda e del provvedimento del tribunale, opponendosi alla richiesta dell’ammininistrazione finanziaria. L’ufficio ha insistito, invece, nella richiesta paventando che, in attesa della procedura di concordato, la situazione patrimoniale della Srl potesse modificarsi in pregiudizio dell’Erario.
Il collegio spezzino ha ritenuto di dare applicazione all’articolo 168 della legge fallimentare, secondo il quale, dopo la presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo, le azioni esecutive e cautelari non possono essere iniziate e, se sono state iniziate, non possono essere proseguite. Tra queste si deve ricomprendere anche la procedura prevista dall’articolo 22 del Dlgs 472/1997 e all’Erario va riservato lo stesso trattamento previsto per tutti gli altri creditori procedenti.
L’importanza del confronto con il contribuente e delle iniziative di quest’ultimo prima della decisione del giudice tributario su una richiesta di misura cautelare è sottolineata anche dalla sentenza 05/01/2013 della Ctp Savona. In questa circostanza una società messa in liquidazione, alla quale era stata contestata un’evasione pari a un milione di euro, non aveva depositato memorie né si era presentata in camera di consiglio. I giudici savonesi hanno concesso la misura cautelare evidenziando «la reiterata insolvenza del pesante debito tributario» ma anche l’«atteggiamento processuale latitante».

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