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Il concordato non blocca l’azione di responsabilità

Il concordato preventivo non blocca l’azione di responsabilità del creditore nei confronti degli organi della società. È quanto emerge da una sentenza del Tribunale di Piacenza (presidente e relatore Gabriella Schiaffino) del 12 febbraio scorso.
Il giudizio è stato promosso da una Srl contro amministratori e sindaci di una Spa ammessa al concordato preventivo nel 2008. Secondo la società attrice, dal 2003 il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale della Spa avevano violato gli obblighi di vigilanza per la salvaguardia del patrimonio della stessa; così la Srl ha chiesto la condanna dei convenuti al pagamento di 1,5 milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni patiti per l’omissione dei controlli.
I convenuti hanno eccepito l’inammissibilità della domanda, osservando che l’articolo 184, comma 1, della legge fallimentare dispone che il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura della procedura di concordato. E se si consentisse al singolo creditore di agire in giudizio contro gli amministratori per ottenere il risarcimento dei danno, l’eventuale accoglimento della domanda determinerebbe la violazione della par condicio creditorum e, quindi, un indebito vantaggio del singolo creditore rispetto agli altri soggetti nelle stesse condizioni.
Nel respingere le eccezioni dei convenuti, il Tribunale afferma che il concordato impedisce ai creditori («indipendentemente dalla circostanza di aver votato a favore di esso ovvero di aver votato contro») di pretendere dall’impresa somme ulteriori rispetto a quelle stabilite a seguito della sua approvazione; ciò perché la procedura in questione rappresenta una «sorta di pactum de non petendo di natura privatistica». Tuttavia, quest’efficacia vincolante («idonea a rendere inesigibile l’originario maggior credito») non opera «qualora l’iniziativa assunta dal creditore concordatario si fondi su un differente titolo e sia finalizzata – prosegue il collegio emiliano – al risarcimento, non già nei riguardi della stessa società in concordato preventivo, ma nei confronti di un soggetto diverso da essa». Come, ad esempio, «nei riguardi del singolo amministratore», perché in questo caso l’azione è instaurata tra soggetti differenti e si fonda su «fatti di responsabilità del tutto estranei» all’accordo concordatario.
Né l’omologa del concordato fa perdere al creditore la legittimazione, prevista dall’articolo 2394 del Codice civile, ad agire contro gli amministratori per l’inosservanza degli obblighi relativi alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale. Infatti, il creditore concordatario conserva la sua qualità al di fuori dell’ambito concorsuale: ciò si ricava dallo stesso articolo 184 della legge fallimentare, che lascia impregiudicati i diritti dei creditori dell’impresa «contro i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso». In definitiva – così conclude la sentenza – deve escludersi che il concordato omologato determini alcuna immunità per gli organi sociali.
Respinte le eccezioni pregiudiziali, il Tribunale rimette quindi la causa sul ruolo per consentire alle parti di articolare i propri mezzi istruttori.

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