Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il concordato intasa i tribunali Procedure iscritte a quota 769

Un vero e proprio boom. Con cifre che rispetto all’anno scorso sono raddoppiate e in alcune regioni anche (più che) triplicate. In Italia negli ultimi sei mesi il ricorso al concordato preventivo, procedura concorsuale alternativa al fallimento rilanciata dal «decreto sviluppo» (dl 83/12 convertita in legge 134/12), ha fatto registrare 769 comunicazioni al Registro delle imprese.

L’anno scorso, nel semestre analogo, i concordati erano stati meno della metà: 351.

Esplosione roboante, ma sulla quale pare si stia abbattendo, in questi primi mesi del 2013, già un vigoroso temporale: in base all’esperienza della sezione fallimentare del Tribunale di Milano, il più significativo in termini numerici e istituzionali, circa l’80-90% delle domande di concordato cosiddetto «in bianco» sta confluendo in dichiarazioni di inammissibilità o di fallimento.

I dati nazionali

Dopo la miniriforma entrata in vigore l’11 settembre scorso i concordati preventivi hanno avuto una impennata senza eguali: 769 i concordati comunicati al Registro imprese, a fronte dei 351 registrati nell’analogo periodo dell’anno prima. In ben sette regioni, ovvero in Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Umbria e anche nel ricco Trentino, le procedure di concordato sono più che triplicate (si veda tabella). Per fare qualche esempio, in Liguria si è passati, nel periodo esaminato, da 7 a 25 concordati, nelle Marche da 14 a 53.

E ancora: in Piemonte si è passati da 21 a 39 concordati; in Veneto da 53 a 113, in Toscana da 52 a 126; in Lombardia da 96 a 201.

E si sta parlando dei concordati comunicati (dai cancellieri, dopo la presentazione della domanda) e perciò rilevati dal Registro imprese: perché i numeri delle domande presentate e non ancora comunicate e registrate sono verosimilmente più del doppio. Le province con il maggior numero di richieste? Milano (72 iscritte al Registro imprese), Padova (38), Firenze (38), Bergamo (32), Vicenza (30), Forlì (20).

L’esperienza milanese

«A Milano c’è stata una vera e propria esplosione», racconta Filippo Lamanna, presidente della sezione fallimentare, «nel 2012 le domande sono state 212, un numero praticamente doppio rispetto alla media degli anni precedenti; 134 di queste domande sono state presentate “in bianco”, da noi definite anche domande “prenotative” o “al buio”, secondo la nuova formula che consente di rivolgersi al tribunale riservandosi di presentare in seguito proposta, piano e documentazione necessaria entro un termine fissato dal giudice».

«Di questi», continua Lamanna, «se si tirano le somme a febbraio, possiamo dire che 40 si sono trasformate in una dichiarazione di inammissibilità o fallimento. Considerando queste 40 come parte di quelle domande per le quali sono già scaduti i termini assegnati dal giudice per presentare il piano, possiamo tranquillamente valutare in un 80-90% la percentuale dei ricorsi “in bianco” che non è andata a buon fine».

Da gennaio 2013 ad oggi (numeri al 13 marzo, ndr), riferisce Lamanna, a Milano sono già state presentate altre 76 domande di concordato: «praticamente una al giorno, domeniche comprese», ironizza il giudice. «Valuti che Milano viaggiava nell’intero anno sul centinaio di istanze».

Si possono già tirare le somme di questa miniriforma? «Si tratta di una riforma fallita e inutile. Grazie alla nuova possibilità di presentare la domanda “in bianco” si azzerano del tutto le chance di filtrare con largo anticipo le realtà e le situazioni che possono sperare in un risanamento. In questo modo si sposta a valle il meccanismo di selezione delle imprese meritevoli. Anzi, con questo sistema le aziende che presentano domanda non solo non pagano per un certo lasso di tempo, ma neppure si risanano. Questi soggetti semplicemente si schermano sotto un ombrello protettivo danneggiando altre imprese che non ricevono più i pagamenti dovuti, creando e alimentando un effetto domino che sta affossando ulteriormente l’economia italiana».

Un parere condiviso di recente anche da imprese e istituti di credito. «Sono certo che la crisi abbia colpito duro il sistema delle nostre imprese», ha dichiarato mercoledì scorso Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, «ma sono anche convinto che ci siano imprenditori che utilizzano in modo distorto la legge fallimentare per liberarsi dai debiti e, magari, ripartire da zero con una nuova attività. E per arginare questo fenomeno, che procura ulteriori danni a un tessuto economico già provato, serve probabilmente rivedere la normativa».

Meno drastico il giudizio di Alessandro Solidoro, presidente dei commercialisti di Milano: «Non mi sentirei di condannare la nuova normativa sul concordato preventivo in astratto: con questo strumento si sta consentendo di far emergere situazioni finanziarie difficoltose che altrimenti si sarebbero trascinate. Gli abusi che del concordato preventivo in questo periodo si stanno segnalando, anche in relazione alle percentuali di credito offerto, ritenute spesso troppo basse, vanno sempre considerati e valutati caso per caso e dipendono sia dalle condizioni di insolvenza della singola impresa, sia dal periodo di tempo in cui questa insolvenza si è protratta».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa