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Il concordato «blocca» il reato Iva

L’ammissione al concordato preventivo precedente alla scadenza del termine per il “pagamento” non fa scattare il reato di omesso versamento Iva. Non viene meno però la responsabilità dell’amministratore se la condotta omissiva avviene prima dell’ammissione. È quanto emerge dalla circolare 19/E/2015 di ieri.
Per quanto riguarda l’omesso versamento Iva su cui si è registrata la recente apertura della sentenza 15853/2015 della Cassazione (si veda Il Sole 24 Ore del 17 aprile scorso), l’amministrazione finanziaria argomenta il cambio di guardia sottolineando la non sussistenza del fumus commissi delicti ossia la mancanza della probabilità di effettiva consumazione del reato. La particolare tipologia del fumus commissi delicti previsto e richiesto per il mancato versamento dell’Iva superiore alle soglie (nell’attuale formulazione dell’articolo 10-ter del Dlgs 74/2000 il reato scatta per chi non versa l’Iva per un importo superiore a 50mila euro entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo) non è, secondo quanto indicato nella circolare, compatibile nel caso di ammissione al concordato preventivo anteriore alla scadenza del termine per il relativo versamento ovvero anteriore alla consumazione del reato. Al riguardo è necessario che nel piano di concordato sia incluso il debito Iva e che lo stesso ne preveda la mera dilazione con previsione di pagamento degli interessi senza incidenza sul quantum originariamente dovuto.
Tuttavia la circolare 19/E/2015 ricorda come, nell’ipotesi in cui la condotta omissiva sia anteriore all’apertura del concordato preventivo, la giurisprudenza abbia affermato che la proposta di concordato non elide la responsabilità dell’amministratore della società che non ha versato (Cassazione, 39101/2013).
Il documento di prassi riafferma poi che l’istituto della transazione fiscale rappresenta una deroga espressa al principio generale d’indisponibilità e irrinunciabilità del credito da parte dell’amministrazione finanziaria.
Di qui l’ulteriore conferma sulla natura speciale delle disposizioni che regolamentano la procedura transattiva. Viene inoltre definitivamente superata la tesi della natura obbligatoria dell’istituto (si veda l’articolo in pagina).
È stata anche ripresa la questione sulla persistenza del vincolo di pagamento integrale solo nel caso in cui venga attivato il procedimento, ora facoltativo, della transazione fiscale oppure se sia indipendente dall’opzione del debitore e quindi si imponga anche nel caso in cui la transazione non venga perseguita ma la proposta tratti il fisco come ogni altro creditore.
Al riguardo l’amministrazione finanziaria afferma la natura eccezionale della disposizione che esclude il credito Iva da quelli che possono formare oggetto di transazione. Tale natura attribuisce, pertanto, al credito per Iva e per ritenute operate e non versate un trattamento peculiare e inderogabile. Nel confermare la natura facoltativa della transazione fiscale, lasciando al debitore il diritto di scegliere se attivare la procedure di transazione o meno, si deve quindi ritenere che, a prescindere dalla presenza o meno di una transazione, il credito Iva (al pari delle ritenute operate e non versate) va sempre pagato per intero.
L’orientamento sull’integrale pagamento del debito è in linea anche con quanto affermato dalla Consulta (sentenza 225/2014) in riferimento alla previsione legislativa della sola modalità dilatoria in riferimento alla transazione fiscale avente ad oggetto il credito Iva deve essere intesa come il limite massimo di espansione della procedura transattiva compatibile con il principio di indisponibilità del tributo.
La circolare approfondisce anche le diverse tesi che nell’argomentare e dare una giustificazione di ordine sistematico alla possibilità di falcidiare anche il credito Iva in assenza della procedura di transazione fiscale. Tesi che intravedevano nel divieto di falcidia dell’imposta una presunta alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione. Al riguardo l’Agenzia afferma che il credito Iva non è riconducibile a nessuna delle tradizionali categorie di crediti privilegiati e chirografari, poiché esiste una disciplina eccezionale attributiva di un trattamento peculiare e inderogabile.

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