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Il committente conferma i costi

Il committente può confermare i costi sostenuti dal prestatore d’opera. È valida, quindi, la dichiarazione scritta fornita da terzi a sostegno della deduzione in Unico. A precisarlo è la sentenza 135/13/2013 della Ctr Lombardia.
La controversia riguarda un accertamento sull’anno d’imposta 2005. L’ufficio non ha riconosciuto costi per circa 72mila euro, perché documentati da fatture con indicazioni generiche (come, per esempio, «prestazioni di manodopera», «lavori da me eseguiti», «lavori eseguiti»), non collegate a contratti d’opera, e per la maggior parte pagate per contanti. Inoltre, sempre secondo il Fisco, alcuni di questi fornitori risultavano evasori totali.
Per il contribuente, invece, la «genericità» delle fatture emesse dagli artigiani si spiegava con il fatto che i lavori murari eseguiti non richiedevano una particolare descrizione oltre alla indicazione delle ore impiegate e all’entità degli interventi. Il pagamento, inoltre, era avvenuto in contanti perché chi ha effettuato i lavori era privo di conto corrente e in ogni caso il ricorrente ha sottolineato l’estraneità a eventuali illeciti fiscali compiuti da questi ultimi.
La Ctp di Lecco ha accolto il ricorso e ha annullato l’accertamento. Ad avviso dei giudici di primo grado, i costi hanno riguardato prestazioni rese da artigiani per lavori acquisiti in appalto dal contribuente che non aveva dipendenti. Sempre per la Ctp, inoltre, la circostanza che tali prestazioni fossero state pagate in contanti non era rilevante sia perché nel 2005 tale metodo di pagamento non era soggetto a limitazione e sia perché le transazioni erano avvenute tra artigiani privi di struttura imprenditoriale e organizzazione amministrativa. Infine, la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi da parte degli artigiani era una circostanza irrilevante per il ricorrente in quanto fatto a lui estraneo.
Il Fisco ha proposto appello e ha contestato sia la mancata considerazione dell’insufficiente documentazione dei costi sia la rilevanza attribuita a una dichiarazione scritta fornita da un’impresa committente sui lavori di ristrutturazione eseguiti dal ricorrente su un immobile di proprietà.
La Ctr ha rigettato l’appello dell’ufficio poiché le fatture contestate non sono state prodotte in giudizio e quindi non si è potuta esprimere sulla descrizione generica delle prestazioni. Sul problema dell’esistenza dei costi, i magistrati d’appello hanno ritenuto, invece, che l’ufficio aveva solo censurato la sentenza nella parte in cui ha dato valore alla dichiarazione dell’impresa committente del contribuente. Tale censura è stata ritenuta infondata in quanto sia l’amministrazione finanziaria che il contribuente possono fare entrare nel processo tributario dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale. Le dichiarazioni di terzi hanno il valore probatorio degli elementi indiziari, che possono concorrere a formare il convincimento del giudice ma non bastano a costituire, da soli, il fondamento della decisione. In tale modo si dà «concreta attuazione ai principi del giusto processo – ricorda la Ctr Lombardia, citando la pronuncia 11785/2010 della Cassazione – come riformulati nel nuovo testo dell’articolo 111 della Costituzione per garantire il principio della parità delle armi processuali nonché l’effettività del diritto di difesa».

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