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Il commissario contro i Ligresti «Centinaia di milioni di danni»

Azioni di responsabilità contro i Ligresti e diversi consiglieri e sindaci di Fonsai e Milano assicurazioni: le assemblee sono state convocate per il 13-14 marzo su richiesta del commissario ad acta Matteo Caratozzolo, che ha depositato le relazioni illustrative, documenti che rappresentano pesanti atti di accusa contro Salvatore Ligresti e i figli, Jonella, Giulia e Paolo. I quali, viene sottolineato, attraverso una gestione «eterodiretta» del gruppo Fonsai, hanno causato danni di «importo ingentissimo, dell’ordine di centinaia di milioni».
Nel «mirino» del commissario, che ha «individuato profili di grave responsabilità risarcitoria», oltre ai Ligresti, anche i nomi di spicco dei consigli (in gran parte coincidenti fra Fonsai e Milano) e dei collegi sindacali: in tutto 23 nomi che vanno da Fausto Marchionni, amministratore delegato fino a gennaio 2011, ad Antonio Talarico, Vincenzo La Russa, Cosimo Rucellai, Andrea Broggini, Salvatore Spiniello e altri. La maggior parte di loro è stato in carica per parecchi anni fino a quando Unipol ha avviato l’operazione che ha portato la compagnia guidata da Carlo Cimbri a controllare il gruppo Ligresti in direzione di una fusione. L’accordo sull’unione siglato nel gennaio 2012 prevedeva anche una manleva per amministratori e sindaci di Premafin, Fonsai e Milano in carica dal 2007 al 2011, beneficio poi cancellato per i Ligresti in seguito alle condizioni poste dalla Consob per l’esenzione da Opa. In base all’accordo, Unipol si è impegnata «a non proporre, e in ogni caso a votare contro, eventuali proposte di esercizio dell’azione sociale di responsabilità civile». Va tuttavia sottolineato che per quanto riguarda Fonsai le cariche sono in generale cominciate ben prima del perimetro di manleva e le operazioni esaminate cominciano dal 2003, mentre per la Milano il voto dovrebbe essere esercitato da Caratozzolo.
Il commissario nominato dall’Isvap ha preso in esame nove operazioni immobiliari e compensi corrisposti a vario titolo ai Ligresti, «pacchetto» che è stato oggetto di denuncia da parte del fondo Amber e approfondito da un’indagine dei sindaci di Fondiaria Sai. Per quanto riguarda le operazioni, Caratozzolo conclude che «sono state compiute direttamente» da Fonsai con Salvatore Ligresti e figli o «veicoli societari riconducibili alla medesima famiglia (controparti correlate)», cioè Sinergia, Imco e Icein, Laità e diverse altre, attraverso l’operato di uomini di fiducia» dei Ligresti «che, all’interno del gruppo Fonsai e delle controparti correlate ricoprivano ruoli chiave in spregio a ogni buona regola di prevenzione dei conflitti d’interessi». In una «logica a circuito chiuso», i Ligresti «hanno rappresentato per almeno otto anni», dal 2003 al 2011, «l’unico interlocutore di Fonsai negli investimenti immobiliari». Dall’istruttoria e dalle valutazioni si nota «il sistematico e anomalo squilibrio delle operazioni a vantaggio» dei Ligresti «e a danno del gruppo Fonsai», la cui attività «è stata eterodiretta dalla famiglia».
È lungo l’esame degli affari immobiliari che, «anziché oculati investimenti di un’impresa di assicurazioni, costituivano occasione di business a danno del gruppo». Prima fra tutti il dossier che ha visto nel 2009 Fonsai acquisire dal «sistema» Ligresti il 100% delle rete alberghiera Atahotels. Il modello seguito è sempre lo stesso: «L’operazione è stata concepita in un sistema captive, a vantaggio delle sole controparti correlate», cioè i Ligresti. E poi ci sono i compensi «inutilmente corrisposti» a Salvatore e figli o a «società riconducibili» alla famiglia. «L’opera di spoglio delle società del gruppo Fonsai» da parte dei Ligresti «si è realizzata a partire dal 2003 anche attraverso il conferimento» a Salvatore da parte di Fonsai, Milano e altre società di «una serie di incarichi di consulenza professionale, ai quali faceva seguito il pagamento di abnormi e ingiustificati corrispettivi». Pari in totale a 42,5 milioni. Affidamenti «del tutto inutili», dato che all’ingegnere «si chiedeva di prestare consulenza in operazioni» che Fonsai «avrebbe poi posto in essere» con società riferibili allo stesso Ligresti». E «abnormi» sono considerati anche gli emolumenti percepiti per alcuni anni da Jonella Ligresti, presidente con deleghe di Fonsai fino al luglio 2011, «ingiustificatamente» e grazie al «potere della famiglia di determinare a vantaggio dei propri membri le decisioni del consiglio». Jonella ha inoltre beneficiato, attraverso Laità, società «avente quale oggetto sociale l’allevamento di cavalli da corsa al fine di partecipare a concorsi ippici», di contributi per 4,7 milioni «versati da Fonsai e Milano a titolo di corrispettivi per sponsorizzazioni», «ulteriore modalità di ingiustificato drenaggio di risorse dal gruppo Fonsai alla famiglia».

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