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Il collegio sindacale non può chiedere la liquidazione

Il collegio sindacale con funzioni vicarie di amministrazione non può chiedere la liquidazione della società per impossibilità di funzionamento dell’assemblea. Nel caso in cui l’organo amministrativo non fosse ricostituito il collegio dovrà limitarsi a fare istanza al Tribunale per chiedergli di verificare i presupposti per lo scioglimento della società ai sensi dell’art. 2485, comma 2 c.c.

È quando si legge in una inedita decisione del Tribunale di Milano del 20 ottobre 2015, resa nota da pochi giorni (su giurisprudenza delle imprese.it).

Il fatto

A seguito della revoca degli amministratori, diretta conseguenza di un’azione di responsabilità nei confronti degli stessi, il collegio sindacale assumeva poteri di amministrazione vicaria della società ex art. 2386, comma 5.

A seguito della mancata accettazione della carica di tutti e cinque i designati consiglieri di amministrazione nominati in successiva assemblea, il collegio sindacale accertava che la società non fosse «…più in grado di perseguire il proprio oggetto sociale anche a causa dell’acclarata impossibilità dell’assemblea di riuscire a ricostituire nelle sue piene funzioni l’organo gestorio». In virtù di quanto sopra il collegio comunica, a mezzo stampa, che avrebbe proceduto ad accertare l’intervenuta causa di scioglimento della società ai sensi dell’art. 2484, comma 3°, (scioglimento della società per impossibilità di funzionamento o per continua inattività dell’assemblea) provvedendo senza indugio a tutti gli adempimenti pubblicitari previsti presso il registro delle imprese.

La società attraverso un procuratore e difensore ricorre in giudizio ex artt. 669-bis e segg. e in subordine art. 700 c.p.p.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale dopo aver evidenziato, che la mancata accettazione della carica per una sola volta da parte degli amministratori non pare configurare l’assoluta e definitiva impossibilità di funzionamento dell’assemblea entra nel merito delle funzioni vicarie del collegio sindacale (fino ad oggi in assoluto poco indagate dalla giurisprudenza).

In primo luogo viene correttamente evidenziato che le funzioni attribuite dall’art. 2386 comma 5°, al collegio sindacale, quando vengono meno l’amministratore unico o gli amministratori, sono finalizzate alla mera gestione ordinaria con poteri di amministrazione attiva limitati nel tempo e nell’oggetto e quindi esse non possono «giustificare la sostituzione del collegio sindacale anche nell’atto, proprio di amministrazione straordinaria, con cui gli amministratori determinano, pubblicizzando la loro decisione con effetto erga omnes, il presupposto della fase liquidativa della vita della società». Ne deriva l’assoluta incompetenza per il collegio sindacale di iscrivere la presunta intervenuta causa di liquidazione al registro delle imprese.

Da ciò deriva che, a maggior ragione in assenza del cda, il collegio sindacale ha il potere/dovere di convocare l’assemblea e, ove la stessa «…non proceda alla nomina dell’organo gestorio o questo, pur nominato ometta gli adempimenti di cui all’art. 2485, comma 1, di investire il tribunale in sede giurisdizionale non contenziosa perché adotti i provvedimenti sostitutivi a lui soltanto riconosciuti dal capoverso dell’art. 2485)”.

In definitiva, qualora intervenga una causa di liquidazione non accertata dai liquidatori (per scelta o perché assenti), il collegio sindacale non può provvedere a iscrivere detta causa di liquidazione al registro imprese ma dovrà limitarsi a farne istanza al Tribunale (ex art.2485, comma 2.c.c), il quale nel merito deciderà con decreto.

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