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Il Cnf pensa a ravvedersi

Il Consiglio nazionale forense si appresta a mettere in atto un ravvedimento operoso. La norma del codice deontologico che limita la possibilità per i legali di promuovere la loro attività sul web sarà, infatti, oggetto di modifica prima che l’Antitrust emetta una sanzione salatissima.

In base a quanto risulta a ItaliaOggi, infatti, difficilmente il Cnf potrà uscire indenne dal procedimento che l’Agcm ha aperto nei suoi confronti. Solo nel 2015 dall’Autorità sono state emanate sanzioni per 80 mln di euro, segno che sul fronte delle liberalizzazioni e della garanzia delle libera concorrenza l’Antitrust tiene gli occhi bene aperti (si veda ItaliaOggi del 16 e 17 giugno 2015). A maggior ragione, poi, se si tratta di controllare l’attività di una categoria così importante come quella dei legali. Certo è che qualsiasi modifica normativa che sarà messa in campo dovrà, comunque, rispettare quella base di norme etiche che accompagna la professione da sempre. Non sarebbe, infatti, ammissibile una liberalizzazione selvaggia. Ma non è tutto. A spingere il Cnf ad agire nel senso di un ravvedimento operoso c’è anche un altro fattore. L’origine della disposizione del codice deontologico finita nel mirino dell’Antitrust è, infatti, frutto del lavoro di una precedente gestione e non dell’attuale Consiglio. Elemento che concederebbe al Cnf la possibilità di fare ammenda senza troppe difficoltà alla luce della nuova gestione in mano ad Andrea Mascherin.

Certo è, però, che una norma che regola la disciplina è necessaria. Ecco, perché, difficilmente si andrà incontro all’eliminazione della disposizione. L’Agcm, infatti, non ha contestato tanto l’esistenza di una disposizione regolatrice ma gli eccessivi paletti posti dalla norma.

Nel dettaglio, infatti, la disposizione contestata prevede che i legali possano promuovere la loro attività solo ed esclusivamente attraverso siti internet con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a loro stessi, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipino. In caso contrario la pena è l’applicazione della sanzione disciplinare della censura. Ed è forse, quest’ultima parte, la sola che potrà non essere oggetto di modifiche. Una volta, infatti, che la disposizione sarà stata modificata è possibile che il mancato rispetto dei nuovi criteri, per quanto più soft dei precedenti, sia sottoposto comunque allo stesso tipo di sanzione disciplinare.

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