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Il cliente della banca schiva preammortamento

No agli interessi di preammortamento a carico del cliente se la banca tarda a stipulare il mutuo in forza di una clausola contrattuale che le consente di anticipare ma anche di differire la sottoscrizione dell’atto di finanziamento e quietanza. L’istituto, tuttavia, può ben rovesciare addosso al finanziato tutta la somma da versare all’erario: l’incremento dei suoi proventi non risulta contro legge. È quanto emerge dalla sentenza 23208/12, pubblicata il 17 dicembre dalla prima sezione civile della Cassazione.

Il ricorso del cliente è accolto contro le conclusioni del pm. In realtà la clausola contrattuale «incriminata» viene riportata per intero dalla Corte d’appello e risulta priva proprio della parte più interessante: quella che pare proprio smentire le tesi dell’istituto di credito. Soltanto la decisione definitiva sull’erogazione o meno del finanziamento risulta vincolata all’adempimento di alcuni obblighi «prodromici» da parte del cliente mentre l’anticipazione o il rinvio della data di stipulazione sono rimessi all’insindacabile giudizio della banca: insomma, il codicillo consente all’ente erogante di disporre della data di sottoscrizione e quindi gli attribuisce un potere discrezionale («ad libitum»). La mancanza di sole quattro parole nella clausola risultante agli atti consente tuttavia la bocciatura della sentenza di merito dal momento che il senso letterale delle parole deve comunque essere desunto da tutta la formulazione della dichiarazione negoziale.

Valida invece è la clausola del mutuo che consente alla banca un guadagno al netto dei tributi, laddove obbliga il mutuatario a rimborsare al mutuante le imposte sugli interessi convenuti. Il codicillo che è in grado di garantire alla banca un determinato ammontare netto degli interessi medesimi, non è affetta da nullità per violazione di norme imperative, né per violazione del precetto costituzionale del concorso di tutti alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva: la disposizione negoziale non implica che l’imposta afferente a un reddito venga corrisposta al fisco da un soggetto diverso dal suo percettore, obbligatosi a pagarla in sua vece e conto, ma configura una mera traslazione convenzionale del carico di imposta.

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