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Il «ciclone Italia» affonda Wall Street

di Luca Davi

Per i mercati internazionali il tanto temuto "contagio" della crisi del debito sovrano è avvenuto. E l'Italia, la terza economia dell'area Euro, è diventata agli occhi degli investitori internazionali la vera minaccia globale. Le vendite massicce che hanno colpito i titoli di Stato italiani – culminate con l'impennata del rendimento dei titoli di Stato decennali al picco record del 7,36%, un livello considerato insostenibile da molti economisti – ha generato un terremoto sui mercati di dimensioni imprevedibili. A crollare rapidamente sono state tutte le Borse globali, dall'Europa agli Stati Uniti, trascinate al ribasso dalle vendite sui titoli finanziari. Ma a perdere valore è stato anche l'euro, sceso da 1,38 a 1,35 dollari, a conferma dei forti timori sulla tenuta della moneta unica.

Wall Street, in particolare, ha risentito in misura maggiore della crisi di fiducia che sta colpendo il Paese italiano. Un temuto collasso dell'Italia, di fatto, causerebbe effetti imprevedibili sul futuro dell'Eurozona. Ma ciò avrebbe implicazioni altrettanto ignote anche per tutte altre aree economiche di rilievo: ecco perchè l'S&P 500 ha perso a fine seduta il 3,67% mentre il Nasdaq ha ceduto il 3,88%. Sul versante europeo, Londra è arretrata dell'1,92%, Parigi del 2,17%, Francoforte del 2,21%, Madrid del 2,09%.

A pagare il dazio maggiore in Europa, tuttavia, è stata come prevedibile Piazza Affari. Che dopo aver beneficiato nei giorni scorsi di acquisti avviati sulla convinzione che il dopo-Berlusconi fosse a un passo, ieri ha dovuto ricredersi. I tentennamenti politici hanno spedito il Ftse Mib in picchiata mentre, sul fronte obbligazionario, a preoccupare era la progressiva apertura del differenziale tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi, ieri giunto a un massimo di 575 punti, il top dell'era euro.

Solo un ripiegamento della forbice a 552 punti ha permesso al paniere milanese di limare le perdite: a fine seduta il Ftse Mib ha chiuso in calo del 3,78% a 15.071,77 punti, dopo aver toccato un minimo di 14.864 punti. Pesanti le performance di tutte le banche italiane (-5% il settore ieri), su cui ha inciso il costante deprezzamento dei titoli governativi detenuti in portafoglio. Banco Popolare ha così perso il 5,3%, Intesa Sanpaolo il 4,25%, UniCredit il 6,8%, Mediobanca il 4,3%. Sul settore bancario italiano si è espresso anche Standard & Poor's, secondo cui il comparto è comunque «a basso rischio», al livello 3 su una scala da 1 (il rischio minimo) a 10 (il massimo), lo stesso delle banche statunitensi, britanniche. Sul tema delle banche, e dei depositi bancari, è intervenuto ieri anche il presidente dell'Abi, secondo cui non c'è «nessun segno di preoccupazione» tanto che «i depositi aumentano».

A finire nel mirino delle vendite ieri non sono state però solo le banche. «Il rischio-Italia, per gli investitori, è da eliminare in tutte le sue forme», spiega un trader. Ecco perchè i realizzi hanno interessato tutti i titoli delle imprese ritenute "sistemiche", ovvero legate al rischio Paese. Giù quindi anche i titoli industriali (Impregilo -5,47%, Italcementi -4,2%, Finmeccanica -5,8%), automobilistici (Fiat Industrial -5,27%, Fiat -5,07%) o energetici (Enel -5,35%). Male anche Telecom (-4,5%), mentre le perdite sui petroliferi (Tenaris -0,16%, Saipem -1,55%, Eni -1,88%) sono state più limitate. Il titolo peggiore è stato Mediaset: la flessione del 12,04% riflette tutte le incertezze degli operatori rispetto all'uscita di scena dell'attuale presidente del Consiglio.
 

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