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Il Cds: conciliatori meno costosi

di Antonio G. Paladino  

Sì del Consiglio di Stato, ma con osservazioni, allo schema di regolamento che intende apportare alcune correzioni al decreto del Ministro della giustizia 18/10/2010 che ha disciplinato i criteri e le modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell'elenco dei formatori per la mediazione, nonché l'approvazione delle indennità spettanti agli organismi.

Con il parere n. 2228/2011, infatti, il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole alle modifiche, segnalando però che, per opportunità, rispetto al testo dello schema, il Ministero dovrebbe recedere dalla previsione di aumentare di un terzo, e non di un quinto, le indennità del mediatore in caso di successo della mediazione. Ciò potrebbe infatti tradursi in un reale aumento dei costi sostenuti dai cittadini per il servizio reso, che mal si concilia con un periodo di crisi economica.

Lo schema di regolamento, per i giudici amministrativi, risolve alcune delle criticità emerse in sede di prima applicazione della disciplina. In particolare, incrementa l'aggiornamento formativo biennale dei mediatori, il supporto amministrativo dell'autorità di vigilanza sugli organismi di mediazione e sugli enti di formazione. In poche parole, nelle more del giudizio di costituzionalità sollevato dal Tar Lazio su alcuni punti del dlgs n. 28/2010 (la legge delega in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali) e che non incide sulle modifiche al regolamento in esame, lo schema, a parere del Consiglio, si propone di intervenire con l'intento di «irrobustire la professionalità del mediatore». Tuttavia, alcune osservazioni devono essere rilevate. Lo schema in esame si propone di modificare l'attuale formulazione del comma 1, lett. b) dell'articolo 16 del dm 18/10/2010, (che prevede l'aumento delle spese di mediazione in misura non superiore a un quinto del valore della lite in caso di successo della mediazione), portando tale aumento a un terzo. Su questo punto, il Consiglio ha rilevato che il Ministero della giustizia dovrebbe valutare, secondo profili di opportunità, il mantenimento di questa disposizione, in quanto ciò potrebbe tradursi in un obiettivo incremento dei costi sostenuti dai cittadini per il servizio, «in un periodo di crisi economica». Infine, il Consiglio suggerisce al dicastero di Via Arenula di valutare se per i primi due scaglioni della tabella A allegata al dm 18/10/2010, ovvero spese di lite pari a 65 euro (per valore di lite fino a 1.000 euro) e 130 euro (per lite da 1.001 a 5.000 euro), «non sia più opportuno portare la riduzione a 40 euro».

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