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Il cda PartnerRe dice no a Exor ma la partita si gioca in assemblea

Il consiglio di amministrazione di PartnerRe ha respinto la proposta da 6,4 miliardi di dollari di Exor. Ma la holding della famiglia Agnelli ha rigettato l’affondo e ha assicurato che resta in pista e guarda al prossimo verdetto degli azionisti. Il board di PartnerRe dovrà infatti convocare a stretto giro un’assemblea dei soci per sottoporre il nuovo piano di aggregazione con Axis Capital. E in quella sede, è l’auspicio di Exor, emergerà l’orientamento della base azionaria rispetto a un piano, quello di aggregazione con Axis risalente al gennaio scorso, che per la finanziaria permane «tuttora inferiore» all’offerta messa sul tavolo da John Elkann e dal suo team. Nel comunicare il proprio «no» ad Exor, PartnerRe ha infatti precisato che i nuovi termini di aggregazione con Axis permetteranno al gruppo di pagare ai soci un dividendo “straordinario” di 11,5 dollari per azione prima della chiusura dell’operazione. Un aggiustamento che per Exor «continua però a sottostimare PartnerRe». Non solo: «il valore asserito del dividendo straordinario è fuorviante» poiché, considerato che i soci «deterrebbero circa il 52% della società risultante dall’aggregazione» alla fine nelle loro tasche arriverebbe meno della metà della cedola proposta. Per giunta, «il dividendo straordinario proposto ridurrà il capitale di PartnerRe di oltre 550 milioni di dollari e indebolirà significativamente la forza finanziaria». In una fase, tra l’altro, in cui entrambe le compagnie sono state messe sotto osservazione con «implicazioni negative da A.M. Best». Al contrario, Exor ha ribadito che la propria offerta «preserva pienamente la solidità finanziaria» e, al contempo, «offre pieno e superiore valore agli azionisti di PartnerRe». La holding della famiglia Agnelli, nella nota a commento della dichiarazione del gruppo riassicurativo, ha lamentato anche la scarsa “collaborazione” della società target dopo l’invio della proposta: «Dopo che Exor ha risposto alle domande di chiarimento provenienti da PartnerRe, la stessa si è rifiutata di consentire una due diligence e ha interrotto il dialogo». Per tutte queste ragioni, «saranno gli azionisti di PartnerRe a decidere quale sia la migliore operazione». Ecco perché la holding ha espresso nuovamente «il proprio impegno a proseguire nella sua operazione, alle condizioni proposte, ed è fortemente determinata a raggiungere una rapida conclusione».
Va detto che la compagnia delle Bermuda ha motivato il proprio no con l’indisponibilità di Exor a rivedere in qualsiasi modo il prezzo dell’offerta lanciata a 130 dollari per azione lo scorso 14 aprile. Il cda di Partner Re, è scritto nella nota diffusa dalla società, ha tenuto «ampie discussioni» con Exor ma, nel corso delle negoziazioni la holding della famiglia Agnelli ha indicato che la due diligence al servizio dell’operazione avrebbe avuto solo funzione «confermativa» rispetto alla proposta già formulata e che «non ci sarebbe stato alcun miglioramento del prezzo». In particolare, ha precisato la società, «a dispetto dei numerosi tentativi da parte del cda di PartnerRe di negoziare sul prezzo, Exor ha dichiarato che quella di 130 dollari per azione era la migliore e unica offerta». Secondo il consiglio di amministrazione la valutazione della holding torinese «non valorizza in modo adeguato PartnerRe» né riconosce pienamente la solidità della sua struttura patrimoniale e il valore del suo franchise Futher. In ragione di tutto questo, il board «ha respinto unanimemente la proposta e ha messo fine a tutte le trattative con Exor in merito all’offerta» ritenendo che l’operazione con Axis Capital permetta la creazione di un valore superiore nel lungo termine.
Exor ha chiuso la seduta in borsa in rialzo dell’1,53% a 41,94 euro.

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