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Il cda di Rai Way prende tempo

Nessuna decisione dal cda di Rai Way convocato ieri, a valle di un board fiume della controllante, dopo il tentativo di scalata da parte di Ei Towers, la controllata di Mediaset. «È stato un consiglio di amministrazione breve, una riunione informativa sugli avvenimenti degli ultimi giorni», si è limitato a dire all’uscita il presidente della società, Camillo Rossotto, che è anche cfo di Viale Mazzini. «Abbiamo fatto questa riunione per informare i consiglieri – ha proseguito – e nessuna decisione è stata presa. Per ora non sono previste altre riunioni se non quella, già in calendario, del 12 marzo (per il bilancio 2014, ndr). Un advisor? È prematuro».
La controllata Rai, quindi, resta alla finestra in attesa di capire se Ei Towers andrà dritta per la sua strada o ritirerà l’offerta. Ai piani alti di Rai Way, le bocche sono rigorosamente cucite ed è difficile strappare un commento sull’operazione. Ma la modalità e la tempistica hanno colto di sorpresa tutti, inclusi i vertici della società che gestisce le infrastrutture e gli impianti di trasmissione della tv di Stato. E certo, se si scorrono i numeri messi nero su bianco nel comunicato con cui Ei Towers ha ufficializzato l’offerta, costruita su due assi (in parte cash e in parte titoli di nuova emissione), ben si comprende come l’operazione non potesse che essere totalmente non sollecitata e non preconcordata anche perché, in quest’ultimo caso, il percorso sancito dalla normativa sarebbe stato completamente diverso e la stessa Rai Way avrebbe dovuto esprimersi già nel documento di offerta da inviare alla Consob.
Nessun accordo preventivo a monte, insomma. Anche perché né la remunerazione promessa agli azionisti (ben più bassa se confrontata, per esempio, con i multipli di un’altra operazione, attualmente sotto i riflettori, quella sulle torri Wind) né tantomeno la governance, eccessivamente sbilanciata a favore del predatore (che si garantirebbe, se l’offerta andasse in porto, il 60% dei posti in cda a fronte del 30% del capitale post deal, mentre la Rai, al 15%, sarebbe rilegata a un ruolo marginale in seno al board) sono ritenute, a giudicare dai rumors di corridoio, convenienti per Viale Mazzini e la sua controllata. Senza contare che, sotto il profilo dell’esposizione, così come è stata concepita, l’operazione darebbe vita a un soggetto molto appesantito (soprattutto per via della “dote” debitoria di Ei Towers), che difficilmente potrebbe competere sul fronte internazionale.
Certo le sinergie industriali sono indubbie, come peraltro ieri ha osservato anche l’ad di Banca Imi (tra i global coordinator dell’Ipo di Rai Way) e dg di Intesa Sanpaolo, Gaetano Micciché, non prima di aver comunque ricordato «il vincolo forte» rappresentato dal dpcm che impone alla Rai di non scendere sotto il 51 per cento. «Le torri – ha sottolineato – sono infrastrutture fisiche e le aziende considerano interessante scorporarle e poi metterle insieme per efficientare i costi». I vantaggi di un eventuale matrimonio, insomma, sono chiari e ben presenti anche ai vertici di Rai Way. Non a caso lo stesso Rossotto, a novembre, a Milano, nel giorno dell’avvio del road show in vista dell’Ipo, si era espresso favorevolmente. «Una possibile integrazione con Ei Towers è un discorso che ci starebbe, è uno scenario che in un Paese razionale avrebbe senso, una logica, ma non so quando, è un discorso futuribile».
Al di là della netta valenza industriale, è chiaro però che la mossa aggressiva e a sorpresa di Ei Towers non era attesa e, se non verranno modificate le condizioni, rischia di allontanare, almeno per il momento, strade alternative e decisamente più amichevoli sulla via di possibili nozze. Certo, ora si tratterà di capire se Ei Towers andrà avanti e, se ciò accadesse, Rai Way – come prescrive il Tuf – dovrebbe pronunciarsi ufficialmente sull’offerta. E, a quel punto, non prima comunque dell’assemblea straordinaria di Ei Towers del 27 marzo – che dovrà deliberare l’aumento di capitale che, con l’offerta cash, è alla base dell’Opas – la società delle torri dovrebbe nominare un advisor per una fairness opinion in modo da esprimersi definitivamente sul tentativo di scalata del principale (e unico) concorrente.

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