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Il caso Tim, manovra sulle tariffe Chiamare dal fisso costa di più

MILANO A conti fatti sarebbero circa 700 mila. Il 3 per cento della clientela totale Tim (17 milioni circa). Gli abbonati alla sola «rete fissa». Potremmo definirli gli irriducibili del pagamento a consumo: «Pago solo quanto telefono, nulla di più, nulla di meno». Sono refrattari anche al mondo di Internet, tanto che non hanno optato per un pacchetto che comprenda anche il traffico dati, percepito evidentemente come superfluo nonostante gli sforzi (e gli investimenti) degli operatori per sbarcare sulla banda ultra-larga. Sono gli stessi che hanno giudicato insoddisfacente anche l’offerta di Tim di 29 euro al mese del (solo) traffico «Voce». Presentata a maggio scorso proprio per incentivarli a scegliere una tariffazione di tipo «flat». Preferiscono invece pagare un canone fisso di 19 euro perché sono convinti che quel differenziale di 10 euro di chiamate non venga effettivamente consumato ogni 30 giorni. Alcuni sono solo pigri, perché ritengono che procedere alle modifiche contrattuali con l’azienda sia soltanto una perdita di tempo. Oppure ancora perché sono abbonamenti telefoniche per «seconde case». Utilizzati soltanto nel periodo estivo per un breve lasso di tempo nell’epoca del boom della telefonia mobile.
Ecco, per loro, dal primo aprile Tim ha deciso di cambiare le condizioni commerciali per rendere remunerativo anche questo segmento di mercato, «ultra-ortodosso», «integralista» nella volontà di non aderire a qualunque tipo di pacchetto. Per loro il costo della telefonata raddoppierà da 10 a 20 centesimi al minuto. Verrà anche re-inserito il vecchio balzello dello scatto alla risposta che sarà di 20 centesimi che era stato tolto a novembre 2014.
Ovviamente sono già partite le comunicazioni alla clientela. Da subito con un annuncio pubblicato sui principali quotidiani. A breve l’avvertenza — come prevede la normativa in tutela dei consumatori — verrà inserita anche in bolletta. Cartacea, per chi ha questo tipo di domiciliazione. Telematica per chi l’addebito su conto corrente e gestisce le fatture in maniera elettronica.
In filigrana si può osservare che Tim — che ha recentemente inglobato sotto questo marchio anche Telecom Italia mettendo sotto un unico cappello la clientela mobile e quella fissa — sta ripensando le proprie strategie commerciali. L’indirizzo programmatico è ciò che potremmo definire un’esortazione alla tariffazione di tipo «flat», per appartamento, omnicomprensiva. Più facile da gestire, anche in termini di costo-contatto. Meno sfuggente. Sicuramente ideale per sfruttare le potenzialità infinite della banda ultra-veloce su cui si stanno concentrando gli investimenti di Tim fino al cosiddetto «ultimo miglio». Fino alle nostre case.
Bisognerà vedere se l’iniziativa sortirà l’effetto voluto. Certo i margini di manovra per gli ultimi «romantici» delle telefonate a consumo sono davvero risicati. A meno di dover parlare in maniera telegrafica per non vedersi riconoscere il costo aggiuntivo in bolletta.
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