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Il «caso» Telecom sul tavolo di Letta

«L’incontro è stato molto cordiale, abbiamo analizzato la situazione di Telecom molto bene e a 360 gradi e abbiamo parlato di come vediamo il futuro su investimenti e occupazione». Di più sul colloquio con il premier Enrico Letta, durato circa un’ora, l’ad di Telecom, Marco Patuano, non ha voluto dire. «Ora – si è limitato ad aggiungere – il Governo deve fare le sue valutazioni e prendere le decisioni che riterrà più opportune». Letta oggi riceverà anche il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, per un incontro sollecitato già da diverse settimane, che viene contestato dai piccoli azionisti Asati. «L’obiettivo del Governo è quello di difendere gli interessi di Telefonica o quello dei 500mila piccoli risparmiatori italiani di Telecom che all’epoca si fidarono della privatizzazione e i cui diritti sarebbero calpestati per la terza volta? – chiede l’Asati in una nuova lettera rivolta al premier – E perché Alierta non è venuto da lei prima di rinnovare i patti Telco, ma viene solo ora a chiedere in sostanza una raccomandazione “fuori mercato” e cioè di non intralciare il suo disegno potenzialmente iniquo?». Secondo i piccoli azionisti solo una fusione o un’Opa promossa da Telefonica, alle stesse condizioni riconosciute agli altri soci Telco (1,1 euro per azione), sarebbe il modo corretto di dimostrare l’interesse per Telecom. Ma Asati non crede che sarà questa la proposta degli spagnoli.
Tra gli argomenti trattati ieri a Palazzo Chigi dovrebbe esserci stato anche il progetto di scorporo della rete d’accesso, che il prossimo cda Telecom del 7 novembre potrebbe decidere di accantonare per concentrarsi invece sull’implementazione del modello di divisione fuzionale, già testato da British Telecom con Openreach. A margine dell’assemblea Mediobanca, anche Tarak Ben Ammar – che è consigliere Telecom – si è schierato contro lo spin-off, perchè «la rete è la vera ricchezza del gruppo, il fattore che fa la differenza». Ben Ammar ha invitato inoltre a «non fare il processo alle intenzioni a Telefonica, che, mi auguro, aiuterà a creare valore per tutti gli azionisti». Sostenendo che «non succederà mai che gli spagnoli per avere il Brasile distruggano il valore di Telecom», anche perchè, ha sottolineato, i soci italiani di Telco, che hanno ancora in mano più del 60% della loro partecipazione originaria, hanno tutto l’interesse a valorizzarla e non invece a svilirla. «Sbaglia perciò – ha sottolineato – chi pensa che gli italiani siano schiavi degli spagnoli». Ben Ammar, tra l’altro, ha ricordato di aver fatto da tramite con «l’amico» Naguib Sawiris che a novembre dell’anno scorso si era dichiarato disponibile a sostenere un aumento di capitale finalizzato all’acquisizione della brasiliana Gvt e a settembre aveva manifestato interesse a rilevare le quote degli italiani in uscita da Telco, suscitando così, a suo dire, la reazione di Telefonica. E, ancora prima, Ben Ammar ha rivendicato di aver avuto un ruolo nei contatti tra Rupert Murdoch e l’allora presidente Telecom Marco Tronchetti Provera per «un grande progetto»: «Murdoch però aveva chiesto la maggioranza e il Governo Prodi si era opposto». Allora, ricorda ancora Ben Ammar, Tronchetti aveva portato al tavolo Carlo Slim, anche lui bloccato, e, alla fine era arrivata così Telefonica. Ora, dice Ben Ammar, «è giusto che il Governo indichi quali sono le attività strategiche, ma il potere politico non può entrare nel merito della gestione di società quotate in Borsa».
Il tema Telecom è stato oggetto di discussione anche nella stessa assemblea di Mediobanca. L’ad Alberto Nagel ha spiegato i motivi delle ultime mosse. «Non riteniamo giusto esporre il bilancio di Mediobanca a perdite su partecipazioni di minoranza non coerenti con il business della banca – ha detto Nagel – Però occorre rendere le partecipazioni vendibili, il che significa (nel caso specifico) svalutarle e tirarle fuori da holding e accordi». Il risultato è che «Telecom si è mossa da una situazione di stallo a una situazione in divenire». «È sbagliato alzare le barricate – ha aggiunto – Telecom deve avere la possibilità di partecipare al consolidamento del settore europeo e Telefonica rappresenta una buona opportunità, dato che è l’unica compagnia che è riuscita a costruire un portafoglio equilibrato di presenza in Europa e nel Sud-America». Quanto all’ipotesi di aumento di capitale Telecom, se il piano industriale lo richiederà «sarà il board a decidere», ha osservato Nagel, precisando che comunque, per quanto riguarda Piazzetta Cuccia, l’intenzione è di «uscire da Telecom entro un anno». Alla peggio, se non si sbloccherà la situazione in Telco, Mediobanca usufruirà della prossima finestra d’uscita che, secondo i nuovi accordi, si aprirà a giugno. Ad ogni modo, ha osservato Nagel, «Telecom sarà migliore con meno banchieri e assicuratori nel board».

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