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Il caso italiano al vertice eurozona «Serve chiarezza»

«Non vedo motivi di drammatizzazione». Così il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, ha rassicurato i colleghi del Consiglio Affari Generali, che chiedevano informazioni sulla situazione italiana dopo le dimissioni del premier Mario Monti e sui possibili riflessi nell’eurozona. «Più che sul rischio contagio, di cui nessuno ha parlato — ha detto Moavero dopo la riunione a Bruxelles — sono stati chiesti elementi di chiarimento su come sta evolvendo il quadro politico in Italia».
Nelle istituzioni comunitarie e nelle principali capitali dell’eurozona erano pronti all’instabilità tipica delle campagne elettorali dopo l’inizio del 2013, prevedendo le elezioni italiane in primavera. La traumatica accelerazione, commentata da dichiarazioni di vari leader europei, ha aggiunto di fatto il caso Italia nell’intenso calendario di appuntamenti consecutivi anticrisi in corso a Bruxelles, che ieri prevedevano, oltre al Consiglio Affari Generali, un Eurogruppo dei 17 ministri finanziari in teleconferenza. Oggi è in programma un Ecofin straordinario con rappresentati tutti i 27 Paesi membri. Domani l’Eurogruppo tornerà a riunirsi con la partecipazione fisica dei ministri, subito prima dell’inizio del Consiglio dei capi di Stato e di governo della Ue, che si estenderà fino a venerdì.
Il quadro delle misure anticrisi da decidere è molto articolato e ancora difficile da concordare. La cancelliera tedesca Angela Merkel, appoggiata da vari Paesi del Nord (soprattutto Finlandia e Austria), continua a frenare le sollecitazioni a impegnarsi di più per aiutare i governi in difficoltà finanziarie, avanzate dal presidente francese François Hollande insieme a vari Paesi del Sud (Spagna, Grecia, Italia). Merkel ha garantito al suo partito che terrà duro. I quattro presidenti, il belga Herman Van Rompuy (Consiglio Ue), il portoghese José Manuel Barroso (Commissione europea), Mario Draghi (Banca centrale europea) e il lussemburghese Jean-Claude Juncker (Eurogruppo), hanno diffuso un rapporto sull’attuazione dell’Unione economica e monetaria che accoglie la richiesta di Berlino di procedere senza fretta. Merkel non intende dare agli elettori tedeschi l’impressione di dover pagare per nuovi aiuti ai Paesi mediterranei prima delle elezioni in Germania (previste nell’autunno 2013).
L’Eurogruppo in teleconferenza è scaturito proprio dalla necessità di sbloccare almeno 44 miliardi di euro di prestiti necessari per evitare il fallimento della Grecia, che Berlino frena da tempo. Juncker doveva verificare se il governo di Atene ha concluso il riacquisto di 30 miliardi di titoli greci a prezzo svalutato (30-40% del valore nominale) in modo da rispettare l’impegno ad abbattere il suo debito in misura sufficiente a portarlo al 124% del Pil nel 2020. Senza questo passaggio si rischierebbe il nulla di fatto nell’Eurogruppo di domani, che deve considerare anche 39,5 miliardi di prestiti di salvataggio per le banche spagnole. Oggi i ministri finanziari dell’Ecofin devono verificare soprattutto se i capi di Stato e di governo possono trovare nel summit almeno un accordo politico sull’attribuzione della vigilanza bancaria centralizzata alla Bce di Draghi. A opporsi è sempre la Germania, che chiede di limitare la supervisione ai grandi istituti di interesse sistemico per non perdere il controllo nazionale sulle casse di risparmio tedesche, strategiche per il sistema di potere politico a livello locale.

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