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Il caso Grecia sul tavolo della Bce

Alessandro Merli

La Banca centrale europea – in stand-by sui tassi d'interesse e sulla fornitura di liquidità alle banche, dopo il successo dell'operazione a tre anni di dicembre e in attesa di quella già programmata a fine febbraio – si confronta con il caso Grecia. Ma non è detto che il suo presidente, Mario Draghi, annunci alla conferenza stampa di oggi, dopo la riunione di consiglio, la linea che la Bce intende tenere sui bond in suo possesso per alleggerire il debito greco. A poche ore, tra l'altro, dall'incontro dei ministri dell'Eurogruppo stasera a Bruxelles.
La Banca infatti potrebbe decidere di attendere, prima di chiarire la propria posizione, l'accordo fra Atene e la troika (Fondo monetario, Commissione europea e la stessa Bce) sul programma economico per varare il secondo pacchetto di aiuti internazionali, e fra Governo greco e creditori privati sulla ristrutturazione del debito e le perdite per gli investitori.
A Francoforte sembra ormai superata la linea originariamente adottata sotto la presidenza di Jean-Claude Trichet, secondo cui la Banca non contribuirà in nessun modo alla soluzione. Resterebbe però un punto fermo: la Bce non condividerebbe eventuali perdite accettate dai privati (anche se queste, si osserva all'Eurotower, rappresenterebbero tutto sommato un importo modesto a fronte delle dimensioni dell'Eurosistema, che comprende la Bce e le banche centrali nazionali). Potrebbe invece scegliere, come abbiamo riferito ieri, di rinunciare ai guadagni che otterrebbe dalla differenza fra il prezzo scontato a cui ha acquistato i titoli e il loro valore nominale: 11 miliardi di euro, secondo stime del Wall Street Journal. La Bce, secondo questa versione, cederebbe i titoli al fondo salva-Stati europeo Efsf e questo "ripasserebbe" l'importo alla Grecia, che ne otterrebbe quindi un alleggerimento equivalente del debito. C'è infatti da coprire un "gap" di 15 miliardi, a causa del peggioramento dei conti di Atene e della recessione e della mancata attuazione di una serie di misure.
Quest'opzione di coinvolgimento della Bce si confronta con due incognite: l'effettiva consistenza delle risorse a disposizione dell'Efsf e soprattutto i dubbi legali sulla possibilità per la Bce di effettuare una simile operazione senza violare il divieto statutario di finanziamento monetario dei Paesi membri dell'Eurozona. I titoli sono stati infatti acquistati nell'ambito del programma Smp, varato nel 2010 (e ripreso poi nel 2011 per Italia e Spagna), con l'obiettivo di ristabilire il meccanismo di trasmissione della politica monetaria nei Paesi in crisi. Ci sono invece i titoli greci in portafoglio alla Bce e alle banche centrali nazionali in funzione di investimento, ma si tratta di un importo più modesto, suscettibile quindi di portare alla Grecia un minor beneficio.
Tutto fermo invece sul fronte dei tassi, dopo i due ribassi di novembre e dicembre nelle prime due riunioni presiedute da Draghi. La Bce non presenterà le sue nuove previsioni sull'economia prima di marzo e comunque i dati usciti nell'ultimo mese confermano probabilmente l'osservazione di Draghi che c'è qualche timido segno di stabilizzazione, ma per ora non un rimbalzo, se non nelle aspettative degli operatori economici. L'inflazione inoltre è rimasta ferma ancora una volta al 2,7 per cento. Qualche osservatore di mercato nota la crescente divergenza fra la Germania (evidenziata soprattutto dai dati positivi del mercato del lavoro), che potrebbe evitare una recessione, e i Paesi della periferia.
Linea attendista, oggi, anche sulle misure "non convenzionali". Draghi ricorderà il successo della prima fornitura di liquidità a tre anni alle banche del dicembre scorso nell'evitare un credit crunch (anche se le banche non hanno ancora ripreso a prestare a famiglie e imprese) e nello stabilizzare i mercati. In attesa di quella di fine febbraio (che, a seconda delle stime, potrebbe avvicinarsi agli importi della prima, di 489 miliardi di euro, o addirittura raddoppiarla), la Bce si preoccupa soprattutto di ampliare, prima di allora, il collaterale disponibile alle banche per partecipare all'operazione. Di questo si è discusso ieri in un incontro tra i vertici di Eurotower e i rappresentanti delle grandi banche europee sistemiche (per l'Italia era presente l'ad di Unicredit Federico Ghizzoni) Le italiane, che hanno aderito massicciamente a dicembre, sono fra le più interessate alla possibilità di utilizzare anche prestiti bancari. Tocca alle banche centrali stabilire le regole per il loro utilizzo. La Banca d'Italia sarebbe già pronta, ma non tutte le altre sono allineate su questo punto.

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