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Il caso Deutsche Bank scuote Francoforte

FRANCOFORTE
Le recenti turbolenze su Deutsche Bank, la più grande banca tedesca, hanno riacceso un riflettore sul sistema bancario della Germania, uno dei meno solidi dell’eurozona e quello che ha richiesto i più grossi salvataggi con denaro pubblico dopo la crisi finanziaria globale, secondo le cifre del Fondo monetario e della Commissione europea.
Deutsche Bank, il cui titolo ha perso ieri il 5,5% (e il 40% dall’inizio dell’anno), si è trovata nuovamente nel mirino, con i Cds, gli strumenti di assicurazione contro la possibilità di default, ai massimi storici per quanto riguarda il debito subordinato (la possibilità di insolvenza è data a uno su quattro) e il debito senior (a poco meno di uno su 5). Si tratta di “esagerazioni dei mercati”, come ha detto ieri il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, riferendosi alla volatilità dei titoli bancari europei in generale, e l’ipotesi di un default del caposaldo del sistema bancario tedesco appare per ora irrealistica. Ma certamente le voci ricorrenti di mercato si alimentano di una storia recente fatta non solo di una perdita record lo scorso anno di oltre 6 miliardi di euro, ma anche del coinvolgimento del colosso tedesco in prima fila in tutti gli scandali finanziari degli ultimi anni, oltre che delle incertezza sul successo del piano varato dal nuovo amministratore delegato, John Cryan, un esperto di ristrutturazioni.
Per Commerzbank, la seconda banca privata, le cose stanno un po’ diversamente: lunedì dovrebbe annunciare un ritorno all’utile nel quarto trimestre e quest’anno dovrebbe distribuire nuovamente un dividendo. Ma gli obiettivi del piano dell’amministratore delegato Martin Blessing, di abbassare il rapporto cost/income a quota 60 e di portare le quattro divisioni della banca a una redditività del capitale sopra il 10% entro il 2016, non verranno raggiunti prima dell’addio di Blessing nell’ottobre prossimo. I piani del Governo di riprivatizzare il 15% della banca (che ha dovuto essere salvata con due interventi pubblici per complessivi 19 miliardi di euro) probabilmente si allontanano ulteriormente, a meno che Schaeuble non voglia riconoscere una perdita ingente. Il titolo ha perso ieri il 5,85% e dall’inizio dell’anno il 30%, rendendo difficilmente proponibile per le casse federali la cessione ai privati.
La maggior parte del sistema bancario tedesco vive però lontano dai riflettori dei mercati. La Hsh, la banca pubblica di Amburgo che era una delle principali candidate a fallire l’esame della Banca centrale europea a causa del disastroso stato del suo portafoglio crediti, soprattutto all’attività marittima, si è salvata anch’essa con l’uso di risorse statali. Il resto del sistema, fra Landesbanken, banche cooperative e casse di risparmio, vive in una zona grigia fra pubblico e privato, ed è stata responsabile nei decenni di alcuni dei peggiori dissesti finanziari d’Europa. Non si può contare che, dovesse scoppiare una nuova crisi bancaria, ne uscirebbe indenne.

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