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Il caso Alitalia dopo la condanna Ue Governo al lavoro per una soluzione

È questione di ore. Ma di fatto è arrivato a una conclusione il dossier Alitalia per i tre filoni che riguardano il prestito ponte da 900 milioni di euro concesso dal governo italiano nel 2017 (più 150 milioni di interessi maturati su quella somma), che sarà considerato illegale; il riconoscimento della discontinuità economica di Italia Trasporto Aereo con la vecchia compagnia; il giudizio sull’aumento di capitale da 1,35 miliardi (700 milioni subito, 400 milioni nel 2022 e 250 milioni nel 2023) deciso nel luglio scorso, notificato da Roma per partire con le carte in regola, cui si riconoscerà che sono state applicate le condizioni di mercato.

Si era diffusa l’aspettativa che l’annuncio sarebbe arrivato ieri. Ma la portavoce della Commissione responsabile della Concorrenza ha detto che «nessuna decisione è stata presa» sul prestito ponte, aggiungendo che «in questa fase non sono state prese decisioni formali. L’obiettivo della Commissione — ha sottolineato — è giungere a decisioni giuridicamente solide il prima possibile, garantendo nel contempo la protezione dei passeggeri». Insomma, manca l’ultimo atto formale.

Queste ore sono state usate da un lato dal governo italiano per fare alcune verifiche e dall’altro dal servizio legale della Commissione per un’ulteriore revisione. Nelle procedure per aiuti di Stato l’attenzione è sempre altissima perché i concorrenti sono agguerriti e determinati a far valere i loro interessi. Ryanair ha già anticipato al Corriere che farà ricorso al Tribunale Ue. Da giorni diversi studi legali internazionali sono a caccia della comfort letter di metà luglio (nella quale l’Ue dà l’ok preliminare a Ita) per studiare eventuali punti deboli e per contestare la decisione.

Ieri è stata una giornata delicata anche a Roma. Il dossier Alitalia è planato al Consiglio dei ministri con l’ipotesi — per ora accantonata — di un decreto ad hoc. Fonti ministeriali spiegano che si è anche discusso dell’eventuale reazione dei creditori che potrebbero bussare un minuto dopo la pubblicazione della decisione comunitaria al Tribunale di Civitavecchia (foro competente) per esigere il denaro, costringendo i commissari di Alitalia a mettere a terra gli aerei. Uno scenario che, viene sottolineato, non dovrebbe concretizzarsi, anche se l’attenzione è massima. La vecchia compagnia non ha la liquidità sufficiente per pagare i creditori e restituire i 900 milioni di euro. Ecco perché il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, titolare del dossier, ha chiesto di accelerare sui passaggi necessari: la cessione del ramo «Aviation» a Ita, il versamento di 700 milioni per ricapitalizzare la newco, la pubblicazione del bando di gara per il marchio Alitalia e il rimborso dei biglietti emessi dall’aviolinea.

«Sul futuro delle persone che resteranno nel vecchio vettore il ministro del Lavoro Orlando ha individuato possibili soluzioni per ammortizzatori sociali di breve termine e per una formazione continua», ha rassicurato il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini. La newco prevede di decollare il 15 ottobre con 52 aerei e 2.800 dipendenti (contro i 10.200 di Alitalia). Il Pd ritiene «urgente la convocazione di un tavolo in cui il governo si assume la responsabilità politica del futuro della compagnia». «La nuova società non può dare un calcio ai contratti nazionali e non prendersi impegni sul piano industriale e sulle assunzioni», ha attaccato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Oggi i lavoratori di Alitalia si sono dati appuntamento vicino a Palazzo Chigi e Montecitorio.

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