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«Il cartello delle prenotazioni online» L’Antitrust indaga Expedia e Booking

Per capire forse conviene partire dalla metafora del «portiere» che si frapporrebbe tra noi (clienti) e loro (albergatori) imponendo il prezzo di affitto di una camera senza che le due parti possano fare alcunché. Di portieri in questo caso ce ne sarebbero due soli in tutto il mondo, dice Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, e sarebbero in grado di condizionare il rapporto tra domanda e offerta a causa dell’esistenza della cosiddetta «parity rate», una clausola messa nero su bianco dai colossi delle agenzie online booking.com ed Expedia nei contratti stipulati con gli alberghi. Vincolo che impedisce alle strutture turistiche di praticare prezzi più bassi al cliente pena l’estinzione dell’accordo e la sparizione degli hotel dai principali motori di ricerca. L’esito – secondo l’accusa dell’associazione degli albergatori – sarebbe persino l’oblio del proprio nome da Internet e l’incapacità di intercettare la clientela che cerca alloggi in Rete. La crociata degli alberghi ieri ha avuto a suo modo una rivincita. L’Antitrust ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti di questi due colossi del turismo online «per verificare se limitino o meno la concorrenza nei servizi di prenotazione ostacolando la possibilità per i consumatori di trovare offerte più convenienti». Il faro dell’Authority sarà acceso per oltre un anno perché la fine dell’indagine è prevista per luglio 2015. E potrebbe portare a due soluzioni alternative: 1) Una sanzione parametrata al mercato italiano e al giro d’affari di Booking ed Expedia; 2) Una presentazione di impegni utili a rimuovere ogni ostacolo che impedisca l’effettiva concorrenza sul mercato. La difesa dei colossi del turismo in Rete è tutta basata sul predominio tecnologico che Booking ed Expedia avrebbero rispetto a tutti gli altri portali aggregatori. Vantaggio competitivo ottenuto al prezzo di significativi investimenti. Jean-Philippe Monod, direttore Corporate per il Mediterraneo di Expedia, li quantifica in 2,2 miliardi di euro all’anno, la gran parte spesi in strumenti di indicizzazione sui motori di ricerca. In filigrana s’intravede però il presumibile motivo del contendere tra gli albergatori di casa nostra (che citano il caso tedesco, perché anche in Germania c’è un’analoga iniziativa dell’authority locale) e le agenzie online: la percentuale di commissioni su ogni transazione effettuata su questi portali. Federalberghi fissa l’asticella al 30%. Come dire: per ogni 100 euro spesi dal cliente, 30 andrebbero a Booking ed Expedia per la loro attività di intermediazione. I manager delle agenzie online la contabilizzano a meno della metà. Certo è che sorprende come i portali comparatori di prezzi – Trivago.com e Kayak.com – siano controllati dalle holding a monte di Booking ed Expedia. Una forma indiretta di controllo sui prezzi praticati sui siti degli alberghi? 
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