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Il caro bolletta non si ferma dai prezzi in Borsa ai clienti l’energia costa il 400% in più

Il premier Matteo Renzi l’ha promesso fin dal suo discorso di insediamento: una riduzione del 10% delle bollette per le piccole e medie imprese. Sulla carta, il governo avrebbe pure trovato le risorse, con il taglio degli incentivi alle rinnovabili (soprattutto per il fotovoltaico), così come è previsto dal decreto “Competitività”. Ma in attesa che arrivino i regola- menti attuativi e scattino gli sconti, è accaduto esattamente il contrario: con la revisione delle tariffe trimestrali dell’Autorità dell’Energia e il gas, il prezzo della bolletta elettrica per le Pmi e per le famiglie salirà per i prossimi tre mesi dell’1,7%. Il che conferma il fatto che i piccoli consumatori italiani sono in testa alla classifica per le tariffe più care d’Europa, nonostante il costo della sola componente “energia” pesi soltanto per il 30% della bolletta.
E questo spiega anche come mai, dal prezzo pagato dagli operatori sulla Borsa elettrica al consumatore finale, il prezzo della bolletta salga del 400%. Come è accaduto appena prima dell’estate, quando il prezzo alla Borsa elettrica ha toccato il suo minimo a 42 euro a megawattora, per risalire la settimana scorsa a 59 euro. Comunque lontano dai 75 euro medi del 2012 e i 63 euro del 2013. Come si vede un calo dei prezzi per l’approvvigionamento c’è stato, ma in questi anni non si è ribaltato sui consumatori finali. Anzi, per Pmi e famiglie il prezzo è rimasto elevato: pari, cioè, ai 189,75 euro al megawattore registrati nell’ultimo trimestre dall’Autorità.
Ma anche in questo caso la follia dei prezzi ha un suo metodo. A gonfiare oltre modo la bolletta sono, in particolare, una serie di voci che nulla hanno a che fare con la produzione di elettricità e il suo costo. Secondo una simulazione dell’Authority, prendendo una famiglia media, soltanto la metà di quanto si paga in bolletta è relativo ai servizi di vendita, che comprendono prezzo dell’energia, commercializzazione e “trasporto”. Le imposte si portano via il 13,34% del totale, mentre un altro 15% va ad appannaggio di chi gestisce la rete elettrica a livello locale e a chi gestisce il contatore.
C’è poi una quarta voce che viene definita “oneri generali”, in cui si nasconde di tutto e che copre il 21,43% della bolletta. Il boccone più grosso è per gli incentivi alle rinnovabili (e assimilate) che nel 2014 costeranno attorno ai 13 miliardi. C’è poi un contributo per lo smantellamento delle centrali nucleari e la realizzazione dei depositi delle scorie (mai costruiti), un sostegno alle spese della bolletta elettrica delle Ferrovie, aiuti alla ricerca e all’efficienza energetica, agevolazioni per le imprese “a forte consumo di energia” e, infine, il pagamento di un bonus destinato alle famiglie meno abbienti. Il decreto Competitività – come detto – ha tagliato alcune voci, in primis gli incentivi alle rinnovabili che dovrebbero abbassare le bollette. Sempre che arrivino i regolamenti attuativi.
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