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Il capitale rientra e crea lavoro

Effetti collaterali da voluntary disclosure: cresce la ricerca di professionisti tributaristi e di analisti finanziari. Una prima conseguenza, forse inaspettata, della procedura di collaborazione volontaria che consente ai contribuente che hanno capitali irregolari all’estero di fare pace con il fisco entro il 30 settembre 2015, è la ricerca di figure specializzate da parte degli studi professionali per rispondere sia all’esigenze della clientela sia per ottemperare a tutti i gli adempimenti, soprattutto calcoli, legati a una serie di norme di non semplicissima gestione.

Sul fronte dei conteggi, infatti, la collaborazione volontaria prevede la ricostruzione capillare, e a tratti diabolica, di tutte le movimentazioni finanziarie derivanti dalle risorse detenute all’estero dal contribuente. Un percorso a ritroso che può andare indietro fino anche a dieci anni (nei casi in cui il frutto dell’evasione sconfini nell’ambito penale con il raddoppio dei termini). Si parla di patrimoni frammentati e spezzettati in prodotti di investimento, azioni, fondi o più semplicemente in liquidità di conto corrente. Un vaso di Pandora moltiplicato all’infinito perché, raccontano gli operatori a IoLavoro, già solo le banche svizzere più piccole hanno clienti italiani potenzialmente interessati alla voluntary disclosure che vanno dalle centinaia alle migliaia.

Ecco allora che alcuni grossi studi italiani non sono andati tanto per il sottile e, per far fronte alle domande di nuovi clienti, hanno dato in outsourcing i calcoli finanziaria a società esterne. Un ruolo importante lo stanno giocando le fiduciarie che hanno messo a disposizione l’esperienza maturata anche nei precedenti scudi per i calcoli e la gestione di questa fase della partita sulla voluntary disclosure. «Le società fiduciarie, in specie quelle più grandi e meglio strutturate, da anni ormai svolgono complesse attività contabili e fiscali strettamente connesse allo svolgimento del loro ruolo di sostituto d’imposta. Nel nostro caso», spiega Fabrizio Vedana, vicedirettore di Unione fiduciaria, «amministrando circa 12 miliardi di euro, dei quali più della metà depositati in banche estere, possiamo contare su una struttura amministrativa collaudata (che ha gestito tutte le diverse edizioni degli scudi fiscali) e soprattutto di un innovativo software proprietario in grado di assicurare anche i necessari trasferimenti informatici delle informazioni necessarie per fare i complessi calcoli fiscali».

Altri invece hanno previsto una riorganizzazione al proprio interno e contano di affiancare le risorse esistenti con nuovi profili, con consulenze finalizzate al periodo di durata del rimpatrio dei capitali. «I problemi che stiamo affrontando», spiega a IOLavoro Massimo Zamboni, partner di Anaford, «sono di due tipi. Il primo è sui numeri, soddisfare la richiesta dei nuovi clienti che quotidianamente arrivano e dunque effettuare una ricostruzione delle operazioni attraverso la fiscalità finanziaria e poi il secondo è in ordine alla conoscenza delle materie di fiscalità internazionale». Spesso infatti non è sufficiente essere esperti di diritto tributario italiano, gli asset detenuti all’estero sono in paesi che hanno ciascuno una propria disciplina per la gestione dei patrimoni e regole molto diverse anche per la richiesta della documentazione. «Altro problema da considerare», aggiunge Zamboni, «è quello della traduzione dei documenti». L’Agenzia delle entrate infatti vuole che la documentazioni arrivi tutta in italiano con quindi anche da mettere in preventivo i costi di una traduzione certificata.

Caccia a esperti di fiscalità internazionale che sappiano davvero interloquire con i clienti stranieri. Lo conferma Giulia Cipollini, avvocato di Withers studio legale: «la voluntary disclosure fa sì che gli studi debbano rafforzare i loro organici internazionali. Io in prima persona», spiega l’avvocato Cipollini, «sto facendo selezione per rafforzare il nostro team di legali che abbiano formazione tributaria e che sappiano parlare bene l’inglese». Un’occasione lavorativa per Cipollini che non è destinata a concludersi con la voluntary disclosure. Le assunzioni spesso finalizzate ai tempi della collaborazione volontaria possono portare il professionista assunto a emergere e a essere integrato nella struttura in cui lavora.

In fase di organizzazione anche Kpmg: Antonio Deidda conferma che al momento «le risorse si stanno organizzando all’interno, è una squadra che si sta formando e che è sicuramente destinata a crescere», proprio perché anche le società di revisione stanno aspettando una grossa richiesta di «ordinativi» legati alla collaborazione volontaria.

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