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Il cantiere Intesa Sanpaolo per superare il modello duale

Si apre oggi la fase-due del cantiere della governance di Intesa Sanpaolo, il percorso che potrebbe portare nel 2016 all’introduzione del sistema tradizionale di governo con un solo consiglio di amministrazione o alla correzione del modello del doppio board, sorveglianza e gestione. 
A disegnare la superbanca del prossimo futuro sarà una commissione speciale formata dai consiglieri di sorveglianza e presieduta da Giovanni Bazoli. Se ne inizierà a parlare oggi nel corso di una riunione straordinaria nella mattinata a Milano e si dovrebbe arrivare alla sua istituzione in una successiva riunione già convocata per il 19 dicembre. Chi farà parte del super comitato? I rappresentanti dei soci stabili e con buona probabilità quelli dei fondi. Le fondazioni oggi raggruppano il 24% circa del capitale contro il 53% in mano agli investitori. La scelta finale sul cambio di modello non è scontata per un gruppo nato «duale» nel 2007 sulle complessità della fusione delle due banche Milano Torino. Proprio il socio torinese e primo azionista della superbanca, la Compagnia di San Paolo, non ha mai nascosto una preferenza per il consiglio tradizionale, pur riconoscendo le ragioni che avevano a suo tempo portato al doppio livello degli organi societari. Dalle Fondazioni minori che rischiano di sparire nell’eventuale consiglio unico sarebbe arrivata la richiesta più o meno esplicita di lasciare lo cose come stanno.
«Il sistema dualistico ha funzionato molto bene» ha ribadito una volta di più solo pochi giorni fa il presidente della Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che tuttavia non ha mai chiuso la porta all’eventuale cambio di registro. La mediazione spetterà dunque a Bazoli. L’obiettivo temporale della commissione è un anno, ma l’eventuale trasformazione non potrà avvenire prima della primavera del 2016 quando scadrà il mandato dell’attuale gruppo dirigente. Tra le opzioni, sarà valutata anche la (relativamente) semplice correzione del modello che resterebbe dualistico ma con una sorveglianza più snella (oggi vi siedono 19 componenti) e un comitato di gestione ancora più operativo e indipendente, composto dai soli manager guidati dall’amministratore delegato Carlo Messina.
La netta separatezza delle funzioni va tra l’altro nella direzione delle recenti modifiche allo Statuto introdotte su indicazione della Banca d’Italia.
Di queste, le principali sono il passaggio alla sorveglianza delle decisioni sulle partecipazioni strategiche (escluse quelle considerate non più core e già in vendita come Rcs, l’editore del Corriere e Telecom-Telco ma soprattutto l’istituzione di un comitato rischi.
Quest’ultimo passaggio sarà preceduto dalla riorganizzazione degli altri sei comitati del consiglio.

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