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Il cantiere (aperto) dell’Imu

L’Imu è probabilmente la più confusa e contraddittoria creatura del genio fiscale italico. Nasce come imposta federalista ma entra in vigore solo per coprire in fretta e furia un buco nel bilancio dello Stato. Non ha una norma istitutiva, ma una serie di leggi confuse e sconnesse che si rincorrono; tanto che, in alcuni casi, per determinare quale sia la norma applicabile, è necessario rincorrere una dozzina e più di testi normativi. Contiene al suo interno disposizioni contrastanti, che la circolare interpretativa diffusa venerdì sera ha cercato di coordinare alla meno peggio: come la norma, contenuta nel decreto legge n. 16 del 2012, che identifica il soggetto passivo dell’imposta in caso di separazione tra coniugi, nel coniuge assegnatario dell’immobile. Ma c’è anche la disposizione contraria, introdotta dal dl 201 del 2011. La circolare del ministero dell’economia ha dovuto fare un triplo salto mortale carpiato per sostenere con un’interpretazione adeguatrice che la prima disposizione, essendo successiva alla seconda (che tuttavia non è stata cancellata), in qualche modo vi si sovrappone. C’è anche il caso degli anziani ricoverati in casa di riposo che avrebbero dovuto pagare l’Ici sulla casa lasciata vuota come se questa fosse stata una seconda casa. Sempre il dl 16 ha pensato di cancellare questa che sarebbe stata vissuta come una prevaricazione, disponendo che i comuni avrebbero potuto considerare l’immobile abbandonato come prima casa senza versare allo Stato la quota di sua competenza. Si sono però dimenticati di stralciare l’originaria disposizione che già consentiva ai comuni di prevedere la stessa aliquota dell’abitazione principale ma con quota allo Stato, così che ai comuni non sarebbe rimasto nulla. Anche in questo caso la circolare ha dovuto compiere spericolate acrobazie per cercare di superare la contraddizione. Sono solo due esempi. Ma è evidente che l’Imu è ancora un cantiere aperto. E non è un caso se già cominciano a circolare voci di una proroga di venti giorni del termine del 16 giugno per il versamento della prima rata. Così come sta circolando l’ipotesi di una sanatoria per gli errori commessi nei vari versamenti (che in molti casi devono essere fatti prima dell’approvazione delle relative aliquote e detrazioni), che sarà approvata però solo a fine anno. Perché in Italia pagare le imposte non è solo un dovere, è un’arte.

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