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Il cantiere aperto delle leggi sul lavoro

di Alessandro Rota Porta

La legislazione sul lavoro è un cantiere infinito: i provvedimenti emanati nel corso del 2011, per far fronte alla congiuntura economica e alla crisi dei conti pubblici, hanno generato un quadro in continuo mutamento, dove è difficile non perdere la bussola.

Partendo dagli ultimi giorni e ripercorrendo i principali interventi, sono almeno tre le norme che hanno interessato le imprese e i lavoratori, introducendo novità o modificando disposizioni già esistenti: la manovra-bis di Ferragosto, la manovra economica di luglio e il decreto sviluppo. La maggior parte delle misure rischia di rimanere "sulla carta" perché necessita – per una concreta attuazione – di successivi decreti e delle conseguenti istruzioni di prassi. A questo pacchetto si aggiungono le disposizioni in materia di lavoro dettate dalla legge di stabilità 2011 (n. 220/2010) che sono in stand-by, poiché non sono ancora stati licenziati i rispettivi provvedimenti attuativi. Infine, il clima di incertezza è appesantito dal fatto che le aziende, soprattutto nella gestione delle situazioni di crisi, sono alle prese con strumenti e ammortizzatori sociali (si pensi a quelli cosiddetti in deroga) la cui scadenza è fissata al 31 dicembre: qui si dovrà attendere la prossima legge di stabilità per capire se verranno rinnovati o meno.

In questo contesto, è utile distinguere tra quelle disposizioni che potrebbero essere definite "incompiute" e quelle a scadenza al 31 dicembre 2011.

Iniziando la ricognizione dalle prime, la manovra di Ferragosto (Dl 138), il cui iter parlamentare è in corso, ha apportato alcune novità che non saranno operative subito: l'intervento che prevede il restyling delle festività civili dovrà essere perfezionato entro il 30 novembre, attraverso un Dpcm che definirà il calendario 2012. Anche la revisione dei tirocini formativi in azienda rischia di rimanere bloccata, in attesa che le Regioni – competenti in materia – determinino gli specifici requisiti dei soggetti promotori e le linee guida attuative.

Lo stesso istituto dei contratti di prossimità (articolo 8), volto a favorire le intese a livello aziendale, pur essendo già applicabile, presenta alcuni tratti incerti: tra gli aspetti più controversi, la dizione non è esplicita sull'efficacia derogatoria del contratto aziendale rispetto alla legislazione vigente. Il rischio è che tocchi poi alle disposizioni di prassi o addirittura alla giurisprudenza dover tracciare il perimetro, con effetti inversi a quelli cercati: un aumento delle controversie anziché una maggior flessibilità contrattuale.

Andando indietro nel tempo, la stessa manovra economica di luglio (Dl 98) ha lasciato alcune lacune da colmare: gli sgravi fiscali (detassazione) e contributivi sui contratti di produttività dovranno infatti essere definiti dal Governo, sentite la parti sociali, entro il 31 dicembre 2011. Pertanto non si conoscono ancora le aliquote a cui saranno assoggettati i salari incentivanti, sia per imprese che per lavoratori.

La manovra ha abolito la mobilità in deroga, concessa ai quei lavoratori normalmente esclusi dalle misure ordinarie: è stata sostituita da un nuovo strumento, la cui concessione è però subordinata all'emanazione di appositi Dm Lavoro-Economia.

Tra le pieghe del Dl sviluppo sono rimaste in sospeso la revisione degli accertamenti ispettivi secondo il principio del coordinamento e della non ripetizione (in attesa di Dm), i bonus per le assunzioni al Sud (per ora privi del parere favorevole della Ue) e i ritocchi alla normativa sulle assunzioni obbligatorie (per un errore formale dell'articolo 6).

C'è anche una serie di incentivi alle imprese disposti dalla legge di stabilità 2011 che non sono applicabili poiché mancano i Dm attuativi: sgravi sui premi per obiettivi e bonus per la rioccupazione di soggetti svantaggiati.

Infine un cenno gli strumenti che scadono al 31 dicembre: incentivi all'assunzione di soggetti percettori di ammortizzatori sociali o svantaggiati, trattamenti di Cig in deroga, iscrizione alle liste di mobilità per i lavoratori di aziende con meno di 15 dipendenti, formazione on-the job durante la Cig, misure per favorire l'autoimpiego.

 

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