Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il calo dei BTp spinge i dividendi

Per alcuni è solo una moda. Per altri è la risposta dell’industria dell’asset managment alla recente crisi finanziaria: con le cedole dei titoli di Stato particolarmente basse e con un appetito al rischio che nonostante i sussulti delle ultime settimane resta basso, per ottenere soddisfazione dai propri investimenti occorre puntare sui titoli azionari che offrono un rendimento costante e affidabile. È il cosiddetto “dividend income”, che sta spingendo i gestori di fondi azionari a specializzarsi nei titoli capaci di corrispondere ai sottoscrittori dividendi generosi e, soprattutto, costante nel tempo: evitando cioè quelle società che cambiano strategia di frequente o distribuiscono “cedole” eccessivamente generose a scapito dell’investimento nella propria attività caratteristica. Gli asset manager ritengono che le azioni che offrono buoni dividendi tendono a performare meglio rispetto a molte altri asset in periodi di bassa crescita, interessi bassi e volatilità economica, all’incirca la situazione attuale. L’identikit di queste società? Aziende con valutazioni consolidate, business con modelli sostenibili che possano continuare a crescere costantemente nel tempo.
Il tema sta diventando particolarmente appetibile anche in Italia, ora che il rendimento dei BTp ha abbandonato il 5% e ieri si è avvicinato al 4,2%. Complice l’allentarsi delle tensioni sui Paesi periferici dell’Eurozona, l’interruttore dei mercati si è posizionato sul risk-on, facendo recuperare i livelli dell’agosto 2011. Un sorriso doppio: per le azioni ma ovviamente anche e soprattutto per i sottoscrittori di BTp: chi ha puntato sull’Italia nella fase più acuta della crisi (fine novembre 2011) registra oggi un guadagno che arriva a sfiorare il 20%.
Attenzione: titoli di Stato e azioni sono ovviamente classi di investimento che appartengono a classi di rischio diverse, che devono ricoprire ruoli differenti nei singoli portafogli. Ma le finalità e le modalità di investimento di queste due classi si stanno notevolmente avvicinando. Per chi deve decidere oggi, la competizione tra titoli di Stato sottoposti all’ombrello della Bce (Omt) come i BTp e i migliori titoli azionari che distribuiscono alti dividendi, inizia a farsi serrata. Vanno precisati tuttavia una serie di avvertenze: le azioni dei società che staccano cedole elevate (pur essendo titoli azionari azioni e quindi tendenzialmente più rischiose e volatili di un bond governativo) storicamente appartengono a gruppi che vantano una solida struttura patrimoniale spesso sono multinazionali solide, poco indebitate e diversificate a livello internazionale. Inoltre, i dividendi indicati qui a fianco sono fotografati in base al prezzo delle rispettive azioni al 31 dicembre scorso, mentre i dividendi sono quelli comunicati per il 2012: per l’anno in corso si può ipotizzare un ritocco verso l’alto che potrebbe controbilanciare il minor impatto rispetto a prezzi in salita.
Un approccio non inedito, ma che acquista nuovo smalto alla luce del nuovo contesto finanziario. Negli Stati Uniti questo approccio è ancora oggi vanta una tradizione plusidecennale. In gergo i titoli nel mirino sono i “dogs of the Dow”, ossia i segugi del Dow: storicamente i primi 5 o 10 titoli con più alto rendimento in termini di dividendi hanno dato grosse soddisfazioni ai risparmiatori in quasi tutte le stagioni finanziarie. E anche nel 2012 in media hanno battuto la performance dell’indice Dow Jones. Già oggi a Piazza Affari alcuni titoli (Enel, Snam, Terna) offrono rendimenti (sulla base delle cedole pagate lo scorso anno) tra il 6 e l’8%, nettamente superiori a quanto rende il BTp. Nel Vecchio Continente, invece, le regine delle cedole sono le azioni telefoniche: France Telecom e Telefonica oggi pagano rendimenti nell’ordine del 15 per cento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa