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Il calcio nel caos: diciannove arrestati, trema la Nazionale

Lo tsunami che rischia di “uccidere” forse in maniera irreversibile il calcio italiano è arrivato alle 5,40 di ieri mattina. Era l’alba quando la polizia è entrata nelle case di dieci calciatori per arrestarli (Stefano Mauri, capitano della Lazio, Omar Milanetto ex del Genoa e Cristian Bertani ex Novara, più altri sette di serie minori) con l’accusa di aver truccato alcune partite del campionato scorso. Gli arresti sono stati in tutto 19, compresi i cinque della banda degli zingari detenuti in Ungheria.

Un dejà vù per il mondo del pallone. Era accaduto l’estate scorsa con l’arrestao di Cristiano Doni, ex nazionale ed atalantino, e prima ancora nel 2006, l’anno del Mondiale vinto in Germania. L’apice di una giornata veramente nera per il movimento calcistico italiano si è avuto però nel primo pomeriggio quando ha trovato conferma la voce che voleva Antonio Conte, allenatore della Juventus fresco campione d’Italia indagato dalla procura di Cremona per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva per fatti risalenti allo scorso anno, quando allenava il Siena. È stato proprio il club bianconero che nel tardo pomeriggio di ieri ha indetto una conferenza stampa nel corso della quale il presidente juventino, Andrea Agnelli, ha rinnovato stima e fiducia all’allenatore «che è e rimarrà allenatore della Juventus». Tuttavia – aggiunto l’erede della famiglia Agnelli – «allo stato di quanto conosciamo non mi pare che Antonio Conte faccia parte di questo quadro preoccupante». In primo luogo, ha spiegato il presidente della società bianconera, «perchè dai fatti che abbiamo avuto modo di leggere, il ruolo che verrebbe attribuito ad Antonio è vicino all’insignificante». Inoltre, ha aggiunto, «lo conosco da vent’anni e i suoi valori di onestà, lealtà e integrità glieli ho visti applicati, dall’inizio della sua carriera di calciatore, poi di allenatore e oggi di allenatore della Juventus». «La mia storia parla abbastanza chiara – ha detto Conte – ho sempre dimostrato integrità morale, onestà, correttezza in tutte le situazioni, sia da calciatore sia da tecnico. Quando ho letto il provvedimento, la prima domanda che mi è sorta è stata: come mai non sono stato chiamato dal pm? Mi sarei aspettato che almeno il pm mi convocasse».

Ma i nomi che contano in questa inchiesta sono tanti. A cominciare da quelli di Domenico Criscito, ex calciatore del Geona ora allo Zenit San Pietroburgo. La giornata nerissima del nazionale italiano è cominciata nelle prime ore della giornata quando a Coverciano, dove la nazionale è in ritiro prima di partire per l’Europeo, si sono presentati i poliziotti per notificargli l’avviso di garanzia. Il ct della nazionale italiana, Cesare Prandelli, dopo aver parlato con Criscito ha deciso di toglierlo dalla lista dei convocati per l’Europeo di Polonia ed Ucraina che comincia l’8 giugno. E mentre da Cremona la procura informava che nessun altro giocatore della nazionale era coinvolto nell’inchiesta, da Bari è arrivata la notizia che un altro calciatore azzurro, Leonardo Bonucci, è indagato per il calcio scommesse. Ma a quest’ultimo è andata meglio perchè è rimasto nella lista dei partecipanti all’Europeo che verrà consegnata all’Uefa. «A noi non risulta che Bonucci sia indagato – ha detto Prandelli – a suo carico non c’è nulla».

Va detto che tanto Criscito quanto Bonucci sono accusati di reati commessi, secondo quanto ipotizza la procura di Cremona, quando erano rispettivamente calciatori del Genoa e del Bari. Naturalmente, Criscito, attualmente in forza allo Zenit San Pietroburgo, si è detto estraneo alla vicenda che lo riguarda e ha rigettato tutte le accuse. I magistrati di Cremona lo accusano di aver avuto un ruolo nella combine della partita Genoa-Lazio finita 4 a 2 per la squadra romana (pare che gli scommettitori incassarono 2 milioni di euro). Leonardo Bonucci si è detto anch’egli sorpreso dalla mossa della procura barese. «Le affermazioni di Andrea Masiello (si veda articolo in basso, ndr) sono assolutamente false, perchè la settimana prima della partita ero stato lontano dalla squadra in quanto convocato in Nazionale. Escludo categoricamente di aver ricevuto queste proposte», ha concluso Bonucci.

È evidente che, per quanto i nomi dei tre arrestati principali eseguiti ieri, cioè Stefano Mauri, capitano della Lazio, Omar Milanetto, l’anno scorso al Genoa ed ora al Padova, e Cristian Bertani, giocatore della Sampdoria ma all’epoca dei fatti contestati, cioè lo scorso anno, in forza al Novara, siano passati in secondo piano. Secondo le prime indiscrezioni, le squadre che rischiano di più dall’inchiesta di Cremona sono Siena (coinvolta in 8 partite), Genoa e Lazio. Messe male anche Lecce e Bari.

Il buio della notte è diventato ancora più fitto quando nel corso della conferenza stampa è emerso che sono state individuate società facenti capo a Beppe Signori su cui sono stati versati oltre 700mila euro. E Beppe Signori, centravanti della Nazionale, oltre che di Lazio e Bologna, era già finito in cronaca all’inizio dell’inchiesta partita da Cremona lo scorso giugno, esattamente un anno fa. «In queste società – ha detto il procuratore capo di Cremona, Roberto Di Martino – sono transitati prima 289mila euro e poi 489mila, quest’ultimo importo ipotizziamo sia il corrispettivo per la partita Brescia-Lecce». Gli investigatori ipotizzano in questa fase dell’indagine il reato di riciclaggio. Infine, la procura di Cremona «non esclude il coinvolgimento» anche «delle dirigenze» di alcune squadre nell’inchiesta sul calcioscommesse, ha concluso il procuratore Roberto Di Martino nel corso della conferenza stampa in Questura. Prima che anche Bobo Vieri risultasse iscritto nel registro degli indagati.

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