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Il calcio davanti al Tar

L’Antitrust porta la Figc davanti al Tar. È questo l’esito dello scontro che si è maturato tra i due organismi. Il 18 giugno scorso l’Autorità per la concorrenza e il mercato ha inviato un parere motivato alla Federazione italiana giuoco calcio in merito alla decisione di quest’ultima di richiedere alle società di Serie B e Lega Pro la presentazione di sole fideiussioni bancarie per poter ottenere la licenza nazionale per partecipare ai campionati, escludendo qualsiasi altro soggetto alla emissione, sia pure autorizzato dall’Ivass o dalla Banca d’Italia.

Successivamente la Figc disattendeva il predetto parere.
E così l’authority presieduta da Giovanni Pitruzzella ha deciso di impugnare la decisione discriminativa dei regolatori del mondo del calcio di fronte al Tar del Lazio. A finire nell’occhio del ciclone è stato appunto il «Sistema licenze nazionali 2015/2016» della Lega italiana calcio professionistico per la Serie B e per la Lega Pro.

L’analisi dell’Antitrust ha evidenziato che «i criteri legali ed economico-finanziari, infrastrutturali nonché sportivi e organizzativi che le società calcistiche devono ottemperare al fine di ottenere la licenza nazionale necessaria per partecipare al campionato di Serie B e al campionato di Lega Pro, stagione sportiva 2015/2016» sono discriminatori. La Figc ha stabilito infatti che «l’originale della garanzia a favore della medesima Lega» è «da fornirsi esclusivamente attraverso fideiussione bancaria a prima richiesta dell’importo di euro 800.000 (e di euro 400.000 per il campionato di Lega Pro), rilasciata da banche che figurino nell’Albo delle banche tenuto da Banca d’Italia».

Tale disposizione, secondo l’Autorità garante, «introduce una discriminazione ingiustificata a favore delle banche in quanto circoscrive le tipologie di fideiussioni accettate dalla Figc esclusivamente a quelle rilasciate dalle banche, impedendo, dunque, alle società calcistiche di rivolgersi per tale servizio ad altri soggetti, quali le compagnie di assicurazione e gli intermediari finanziari; ciò malgrado questi ultimi, in base alla normativa vigente, possano essere autorizzati, al pari degli istituti bancari, al rilascio di fideiussioni».

Tutte le norme di settore, dal Codice delle assicurazioni private al regolamento Ivass o al Testo unico bancario, stabiliscono che gli intermediari finanziari autorizzati, iscritti nell’apposito albo tenuto da Banca d’Italia, possono effettuare «l’esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma», ivi compreso il rilascio di garanzie sostitutive del credito e di impegni di firma. L’Antitrust ha ritenuto che i provvedimenti adottati dalla Figc violino i principi a tutela della concorrenza poiché «impongono alle società calcistiche di depositare esclusivamente garanzie fideiussorie rilasciate da banche iscritte nell’albo delle banche e non accettano fideiussioni rilasciate da altri soggetti autorizzati da Ivass e da Banca d’Italia». Ora l’ultima parola passa al Tar del Lazio.

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