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Il Bund decennale «vede» il tasso zero

Ondata di acquisti sui titoli tedeschi: rendimento allo 0,08%, sfiorato il minimo storico
Nel mondo alla rovescia dei tassi negativi accade che anche il Bund a 10 anni – dopo quanto accaduto qualche settimana fa ai titoli di Stato giapponesi – si sta avvicinando alla soglia sottozero. Ieri il rendimento del titolo tedesco – utilizzato come punto di riferimento per il calcolo dello spread (differenza) con gli altri titoli di Stato europei – è scivolato allo 0,08%, a ridosso del minimo toccato nell’aprile del 2015 (0,07%).
Non è a questo punto da escludere un’escursione sottozero, proprio come accaduto ai titoli giapponesi di pari durata che ieri hanno terminato gli scambi a -0,063%. Anche perché in questa fase di incertezza sui mercati c’è una fetta di investitori che si sta posizionando sul debito tedesco. Non a caso ieri è finito sottozero anche il Bund a 9 anni. Secondo Frederik Ducrozet di Pictet ormai il 68% dell’ammontare dei titoli di Stato tedeschi con scadenza compresa tra 2 e 30 anni viaggia su un tasso negativo: il 36% prezza un rendimento ancor più negativo della soglia di -0,4%. Una soglia importante – che corrisponde al tasso sui depositi fissato lo scorso marzo dalla Bce – perché sotto questo livello l’istituto di Francoforte non può acquistare titoli nell’esercizio del piano di quantitative easing.
Il piano di stimoli monetari della Bce è senza dubbio uno dei motivi che sta spingendo gli investitori a comprare titoli di Stato dell’Eurozona (e in particolare Bund): da questo mese poi la Bce ha pure incrementato l’importo destinato al «Qe» (attraverso cui vengono comprati sia titoli di Stato ma anche titoli privati) da 60 a 80 miliardi al mese.
La corsa al Bund comunque non è isolata. Anche i BTp da inizio anno ne hanno beneficiato, ma in proporzioni minori. È questo spiega perché lo spread tra Germania e Italia nelle ultime sedute si sia ampliato da 105 a 116 punti base. Da gennaio il bilancio resta positivo per entrambi: il rendimento del Bund è crollato di 55 punti base (da 0,63% a 0,08%) mentre quello dei BTp di 32 (da 1,59 a 1,27%). Così come positiva è la raccolta del nuovo BTp Italia (indicizzato all’inflazione): ieri ha raccolto nel secondo giorno di offerta per i risparmiatori 1,4 miliardi dopo i 2,3 miliardi raccolti lunedì.
Va però segnalato un trend opposto nelle ultime quattro sedute sui bond europei. I?rendimenti dei titoli di Stato della periferia dell’Eurozona stanno leggermente risalendo (segnale prevalgono le vendite). Il tasso del BTp sul mercato secondario è salito di 5 punti base (era all’1,22% a fine marzo), il Bonos di 7 punti, i titoli portoghesi di 18 punti. Sono stati venduti anche i titoli francesi il cui rendimento è risalito di 4 punti a 0,45%.
Osservando poi la dinamica dei saldi Target 2 – che riflettono il clima di fiducia nel settore bancario dei singoli Paesi europei – arriva la conferma di uno spostamento dei capitali in Germania. Il saldo positivo tedesco ha superato i 600 miliardi mentre il saldo debitore di Spagna e Italia sommate è aumentato a 250 miliardi.
Nel movimento pro-Bund c’è sicuramente quindi un mini-ritorno dell’avversione al rischio. Ma non è l’unico motivo: non dobbiamo dimenticare infatti che i rendimenti dei titoli di Stato incorporano tre elementi: 1) rischio Paese; 2) rischio durata; 3) aspettative di inflazione. Bene, questo terzo elemento continua a peggiorare. Le aspettative di inflazione nell’area euro a 5 anni (che stimano quale sarà l’aumento del costo della vita nel 2021) sono all’1,42%, sui livelli più bassi di sempre da quando esiste l’Eurozona e lontanissime dalla soglia «leggermente inferiore ma vicina al 2%», obiettivo che si prefigge la Bce.
Va però detto che un anno fa dopo aver toccato lo 0,07% sul Bund partì una violenta ondata di vendite (che in poco tempo riportò il rendimento all’1%). Quel movimento fu in un certo qual modo predetto dal famoso gestore Bill Gross che definì il Bund su quei livelli l’«occasione di una vita per andare short». Sarà così anche adesso? Al momento non è arrivata nessuna sentenza in tal senso. Segnale che (forse) questa volta è diverso e che il Bund potrebbe continuare ad essere acquistato (e magari scendere anche sottozero). Ciò non cambia che i livelli attuali sono molto pericolosi per chi acquista: si scommette su un peggioramento dello scenario inflativo e/o su un rallentamento ulteriore dell’economia globale. Insomma chi compra ora Bund veste i panni del cigno nero.

Vito Lops

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