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Il Btp torna sotto il 3%, in calo lo spread

Con l’esito delle elezioni europee la febbre sui titoli di Stato italiani sembra passata. Lo spread fra il BTp e il Bund chiude la giornata a 156 punti con il rendimento sotto il 3% (2,98%). Il differenziale torna così al valore di metà mese, prima che fosse reso noto l’andamento del Pil del primo trimestre (-0,1% e 0,5% su base annua) rialimentando le tensioni sul debito pubblico italiano e sullo spread (che in pochi giorni si era riportato in area 200 punti).
Il Pil (per ora) resta sempre negativo ma la novità è che il premier Matteo Renzi ha stravinto le lezioni (Pd al 41% dei consensi). Dall’urna azzurra è emerso uno straordinario segnale di continuità con l’attuale assetto politico dando quindi un ulteriore gettone al governo per proseguire nel programma di riforme appena tracciato.
Almeno questa è l’interpretazione che danno gli esperti sulla frenata dello spread tra Italia e Germania di 16 punti in una sola seduta, superiore ai nove punti persi dal differenziale tra Madrid e Berlino con i Bonos che hanno chiuso al 2,89%. Alterne le reazioni anche sugli altri titoli di Stato dei Paesi che fanno parte dell’Unione europea. La vittoria del partito di estrema sinistra Tsipras in Grecia (che ha promesso di cancellare gli accordi con la Troika) non ha frenato il calo dei rendimenti sui titoli greci con il decennale di Atene sceso dal 6,44% al 6,16%. Il Bund tedesco (in Germania ha vinto la Merkel ma la Cdu ha subito una brusca frenata rispetto alle ultime elezioni nazionali) è salito di un punto base all’1,42%. Mentre poteva andare peggio alla Francia e al suo Oat. La vittoria del partito anti-euro di Marine Le Pen (che ha ottenuto un quarto dei consensi) non ha scosso il mercato obbligazionario: il decennale di Parigi si è mosso di un punto base, dall’1,81% all’1,82%, tutto sommato freddo rispetto al fatto che il partito del presidente Hollande abbia ricevuto appena il 14% dei consensi, il che rischia di avere uno strascico in termini di instabilità politica. Nei prossimi giorni, assieme ai governativi francesi, sorvegliato speciale anche il Gilt britannico dopo la vittoria schiacciante di Nigel Farage e dello Ukip in Inghilterra, partito dalla forte propensione anti-europea. Secondo gli addetti ai lavori i due Paesi potrebbero risentire di un po’ di turbolenza e difficilmente potrebbero beneficiare del ritrovato clima di entusiasmo sui bond europei con nuovi flussi di capitale in arrivo dall’estero (si veda articolo a pagina 4).
Fredda reazione del mercato valutario al risultato elettorale. L’euro ha chiuso sotto 1,37 dollari (a quota 1,365) e – a giudizio dei gestori – potrebbe continuare a scendere nelle prossime sedute fino a testare la soglia di 1,35. Questo perché i mercati scontano manovre espansive della Banca centrale europea nell’incontro di inizio giugno (aumentando la base monetaria gli euro in circolazione potrebbero così perdere quota). Fattore che però potrebbe essere neutralizzato però dall’allentamento delle tensioni sui debiti sovrani europei e da un ritorno consistente di capitali stranieri (maggiori acquisti di titoli in euro spingerebbero verso un apprezzamento).
Paradossalmente proprio di questo (ritrovata fiducia internazionale) dovrebbe preoccuparsi il governatore Draghi, il cui intento espansivo è mosso dall’idea di “svalutare” un po’ la moneta unica e dare più respiro all’economia e scacciare i pericoli di deflazione. Ma forti acquisti sui bond europei potrebbero complicare l’operazione.
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