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Il Btp Italia sfonda quota 17 miliardi

WASHINGTON — Nonostante l’incertezza politica finisca per gravare sulla ripresa e “ridurre le prospettive di crescita” del paese, secondo la denuncia degli esperti Fmi, il Btp Italia va a ruba. Il Tesoro chiude l’operazione con un giorno d’anticipo, gli ordini complessivi superano i 17 miliardi di euro in appena 48 ore, il tasso è fissato al 2,25%. Un record, un successo. «Abbiamo convinto i mercati del nostro rigore», giura il ministro uscente, Vittorio Grilli.
I dati sulla performance di questo titolo quadriennale rimbalzano a Washington, dove sono in corso gli “spring meetings” tra i Grandi delle monete, senza scalfire le preoccupazioni degli esperti internazionali per «l’accordo che ancora non c’è» sul nuovo governo che tanto pesa sul futuro italiano e non solo. Così, per quest’anno, il Pil nazionale resta inchiodato a meno 1,5%, con una disoccupazione al 12%. Un record anche questo se si pensa che la previsione è superiore alle stime del governo, della Ue e pure della Banca d’Italia e che nella classifica Fmi fa peggio solo la Spagna (meno 1,6). La ripresa, “accidentata” per tutti, secondo la definizione del capo economista del Fmi, Oliver Blanchard, è rinviata per l’Italia al 2014, con un risicato più 0,5%, sempre che nel frattempo si chiariscano i nodi politici, appunto.
Il Fondo giustifica il mancato rilancio dell’economia nazionale col fatto che l’aggiustamento è stato condotto da Monti solo nell’ultimo anno e dunque deve ancora produrre i suoi effetti. «Nel 2014 andrà meglio», assicura l’economista Jorg Decressing, messo alle strette di fronte alla domanda cruciale: non sarà che troppa austerity, alla fin fine, fa più male che bene? No, secondo la ricetta del Fmi.
E pure secondo il presidente della Bce, Mario Draghi, convinto che sia “inevitabile” una contrazione «a breve termine» dovuta al consolidamento dei conti, ma il suo effetto «potrà essere mitigato migliorando la competitività ». Perciò, avanti con le riforme e soprattutto, avanti con la supervisione bancaria unica da realizzare entro l’estate: «E’ essenziale».
Ora, senz’altro l’Italia ha fatto i suoi “compiti a casa”, senz’altro il paese “è sulla strada giusta”: il pareggio strutturale c’è, il deficit è al 2,6% del Pil e scenderà al 2,3% nel 2014. Certo, il debito è ancora un Moloch, destinato a rimanere sopra a quota 120% del Pil fino almeno al 2018. Ma gli scenari attuali escludono la necessità «di una manovra aggiuntiva», assicura l’economista Carlo Cottarelli, al massimo ci sarà bisogno di qualche «piccolo aggiustamento». Nell’attesa però tanto il Fmi che lo stesso Draghi parlano di una ripresa “condizionata” e dunque tuttora «soggetta al rischio di avvitarsi in una spirale negativa », nelle parole del banchiere, ascoltato all’Europarlamento e atteso a Washington nelle prossime ore. Così il Fondo monetario riduce ancora una volta le sue stime, per l’Italia ma anche per il resto dell’Europa, essa stessa considerata “un freno” per la crescita globale, che — ecco una novità — marcia ormai a tre velocità: da un lato le economie emergenti, sempre forti, dall’altro gli Usa in un ruolo-guida, e Eurolandia al rallenty, con evidente e marcata biforcazione tra le due sponde dell’Atlantico. Nel complesso, più 3,2% di crescita globale, in ribasso rispetto alle previsioni di giugno (3,5). Per Eurolandia le stime parlano di un 2013 ancora in recessione (meno 0,3%) con possibile rimbalzo a più 1,1% l’anno venturo. Va benone la Germania ed è in recessione anche la Francia.

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