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Il BTp Italia chiude in anticipo

Chiuderà anzitempo la prima fase del collocamento del nuovo BTp Italia, quella riservata alla clientela privata. Come era prevedibile, il Tesoro si è infatti mostrato soddisfatto di richieste che hanno sfiorato i 10 miliardi di euro (la soglia ufficiosamente desiderata) nei primi due giorni di collocamento e ha deciso ieri in serata di terminare oggi alle ore 14 (con mezza giornata di anticipo) la finestra utile per sottoscrivere i titoli indicizzati all’inflazione italiana. 

Gli investitori istituzionali avranno poi modo di presentare le proprie richieste domani, ma anche in questo caso il Tesoro potrebbe far calare il sipario in ogni momento, con almeno 30 minuti di preavviso. Fino a ieri sera l’ammontare complessivo assegnato era di 9,5 miliardi (ai 6,72 miliardi di lunedì si sono aggiunti 2,74 miliardi della seconda giornata), con un taglio medio dei contratti depositati attorno ai 60mila euro e quindi, a onor del vero, non proprio da piccolo risparmiatore.
E se sul successo del nuovo BTp Italia (stavolta con scadenza 6 anni, anziché 4) ormai non si nutrivano molti dubbi nonostante un tasso reale minimo dell’1,65% sensibilmente inferiore ai cinque precedenti collocati dal Tesoro, non c’è dubbio che una mano significativa in questi giorni l’ha data la generale rincorsa ad accaparrarsi BTp e titoli di Stato in genere. Sempre ieri si sono infatti registrati nuovi minimi storici di rendimento per il decennale (3,11%) e anche per molte altre scadenze lungo la curva italiana.
Lo spread nei confronti della Germania è rimasto a 164 punti base (3 in meno per la Spagna), ma il risultato sotto questo aspetto avrebbe potuto essere decisamente migliore. Fino a poche ore dalla chiusura il differenziale era infatti sceso fino a quota 160, ma l’acutizzarsi della crisi Ucraina ha dirottato gli acquisti anche sul Bund (oltre che sul Treasury statunitense) il cui rendimento è sceso all’1,47%, cioè ai minimi da quasi 11 mesi. Il fatto che anche stavolta l’avversione al rischio degli investitori abbia affossato le Borse (come si legge a pagina 2) ma non i bond italiani è l’ennesima prova di come sia radicalmente cambiata la visione del mercato negli ultimi mesi.
Tornando al BTp Italia, si può notare che l’abbassamento generalizzato dei tassi italiani in questi ultimi due giorni non fa altro che rendere più appetibile il titolo che il Tesoro sta collocando, il cui rendimento reale non può invece scendere sotto la soglia minima prefissata (l’1,65% appunto). Quella che in gergo finanziario si chiama «break-even inflation», cioè il tasso di inflazione medio annuo che si dovrebbe verificare da qui al 2020 per rendere equivalente la scelta del BTp Italia e l’acquisto di un BTp nominale con scadenza simile sul secondario, si è ormai ridotta allo 0,4%: un valore equivalente all’incremento registrato dai prezzi italiani a marzo, ma che per gli analisti potrebbe essere superato nell’arco temporale del titolo.
A maggior ragione se la Banca centrale europea dovesse intervenire con misure «non convenzionali» per scongiurare il rischio di deflazione. Forse i risparmiatori non saranno così sofisticati da agire sulla base di tali ragionamenti, ma fondi e banche non mancheranno di cogliere l’occasione giovedì. Almeno finché non calerà la scure del Tesoro.
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