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Il Btp Italia al test della prima cedola

Primo appuntamento con il Btp Italia. Mercoledì prossimo, il 26 settembre, il Tesoro pagherà la cedola del Btp legato al costo della vita nazionale. Quello identificato con il codice IT0004806888 lanciato a marzo e che ha inaugurato, anche per i privati, la possibilità di acquistare titoli di Stato via web. Chi l’ha comprato si appresta a riscuotere, chi non ce l’ha può valutare pregi e difetti dello strumento. Visto che, nonostante la recessione, l’inflazione non cala (siamo sempre sopra il 3%) e i titoli parametrati ai prezzi al consumo potrebbero diventare di gran moda nel prossimo autunno. Il flusso cedolare (2,45%), sommato alla rivalutazione prodotta dall’inflazione di periodo (3,1%), potrebbe attestarsi al valore di 2,77 lordo (5,55 totale diviso due). Vale a dire 27 euro per ogni mille.
Numeri
Ed ecco i numeri del Btp Italia: 1) Dura 4 anni; 2) Offre un tasso reale annuo minimo garantito, 2,45% pagabile in due rate semestrali; 3) Consente il recupero immediato dell’inflazione italiana grazie alla rivalutazione del capitale corrisposta ogni sei mesi; 4) La cedola semestrale è calcolata sul capitale rivalutato; 5) Il capitale nominale è garantito a scadenza, anche in caso di deflazione (oggi sembra fantascienza); 6) Premio fedeltà per chi acquista all’emissione e conserva il titolo fino a scadenza, pari al 4 per mille del capitale sottoscritto.
Il coefficiente d’indicizzazione stabilito per la data di stacco cedolare è 1,01496. Questo valore si utilizza per il calcolo del flusso per interessi e per il recupero dell’inflazione maturata dalla data di collocamento. Ma non è sempre uguale nel tempo.
Facciamo un esempio: prendiamo 10 mila euro investiti nel titolo alla data del 25 luglio scorso, quando il prezzo del primo Btp Italia toccò il livello più basso, 92,10: il controvalore ammonterebbe a 9.210,00 euro. Ma occorre moltiplicare questo importo per un coefficiente d’indicizzazione pari a 1,012310 e quindi il prodotto sarà 9.323,38. Se lo stesso calcolo viene riferito alla data del 17 settembre scorso, quando il prezzo dell’emissione indicizzata all’inflazione italiana arrivava a 101,34 e il coefficiente d’indicizzazione era salito a 1,01483, il corso secco comprensivo della rivalutazione per il costo della vita era 102,84, 1,50 punti in più rispetto al prezzo di mercato. È evidente che aumentando il tasso d’inflazione, com’è avvenuto nei mesi passati in Italia, la distanza tra valore di mercato e controvalore tende ad allargarsi, a seguito dell’incremento del coefficiente di indicizzazione.
Le caratteristiche che differenziano le tre tipologie di Btp — quello classico a cedola fissa, l’emissione con cedola e capitale indicizzati all’inflazione d’area euro e l’emissione indicizzata al costo della vita italiana (in ambedue questi casi, il calcolo è al netto della componente tabacco) — hanno un’influenza abbastanza modesta sulle quotazioni di mercato. Sia che finiscano nella polvere sia che salgano sull’altare, sembrano guidati da un’unica mano, che spinge i prezzi verso l’alto o verso il basso simultaneamente.
Ma nelle fasi critiche di giugno e luglio 2012, il primo BTP Italia ha mostrato una maggiore tenuta dei prezzi, salvo poi adeguarsi alla tendenza manifestata dalle altre emissioni.
E’ ancora un a buona scelta? La risposta è positiva, perché, anche se il presidente della Bce prevede un’inflazione tendenzialmente in calo nella prima parte del 2013, l’attesa di un ritorno di crescita del Pil italiano, nella seconda parte dello stesso anno, potrebbe coincidere con un nuovo aumento del tasso d’inflazione.
Diversità
Al tempo stesso, la diversificazione di un portafoglio non dovrebbe limitarsi solamente a emittenti e valute, ma anche a meccanismi diversi emessi dal medesimo debitore. Il Btp Italia si adatta perfettamente anche agli investitori con una propensione al rischio modesta. A condizione, naturalmente, che la percentuale complessiva dedicata ai titoli del Tesoro italiano non dia luogo ad un portafoglio mono debitore o ad una presenza quasi monopolistica di Bot&C. Una corretta esposizione andrebbe quantificata in un peso compreso fra il 25 e il 30% massimo del capitale investito, affiancato da emissioni governative di altri Paesi.

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