Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il BTp a due anni vola oltre il 5%

Più dello spread, più del rendimento del titolo a 10 anni, è l’andamento dei titoli a breve scadenza a segnalare quanto sia elevata la tensione sui debiti di Spagna e Italia. Ieri il rendimento del biennale italiano è schizzato di 44 punti, al 5,11% dal 4,67% di lunedì, toccando così i massimi da metà dicembre scorso. Un balzo superiore anche a quello della Spagna, che sulla stessa scadenza ha visto salire i tassi di 12 punti a un ben più allarmante 6,93%.
Le ragioni del balzo
Come si spiega un surriscaldamento simile? Un po’ di pressione sulle scadenze corte italiane, va detto, l’hanno esercitata le vendite degli operatori in vista dell’asta di CTz di domani, quando il Tesoro offrirà al mercato fino a 2,5 miliardi di debito a due anni. In sostanza, chi intende presentarsi in asta si alleggerisce di titoli di pari scadenza nelle sedute precedenti. E questo contribuisce almeno in parte al calo dei prezzi e al surriscaldamento dei tassi. Il motivo principale del rialzo del costo del debito a breve tuttavia è rappresentato dall’effetto contagio che si sta trasferendo con violenza dalla Spagna all’Italia. Le incognite che pesano sulla messa in sicurezza del debito di Madrid – che secondo alcuni rumors circolati in giornata sarebbe pronta a chiedere un salvataggio – vengono automaticamente proiettate anche sul conto dell’Italia. E poco conta che Roma non abbia chiesto 100 miliardi per salvare le proprie banche, né che abbia detto che l’accesso ai mercati gli è oramai precluso, come fatto invece dal governo di Madrid. «In questo momento di totale incertezza sul futuro dell’Eurozona – spiega Sergio Capaldi, strategist obbligazionario -, il mercato teme che nessuno stia pensando a lanciare una rete di salvataggio idonea per l’Italia. Per questo inizia a prendere le distanze dal debito».
Sia chiaro: non siamo ancora al pieno appiattimento della curva dei rendimenti italiani – come accade invece per la carta spagnola – visto che il BTp decennale offre il 6,6%. Né, tanto meno, ci troviamo ai livelli dello scorso novembre, quando il cortocircuito sui mercati spinse il tasso biennale addirittura al 7,5%, provocando la temuta inversione della curva. Tuttavia la direzione sembra chiara. Dal 19 luglio ad oggi il tasso a 2 anni è salito del 33%. Quello a 5 anni quasi del 20%.
Il caso di Portogallo e Irlanda
Che il mercato stia scontando il ritardo dei leader europei nel dare risposte efficaci alla crisi di Italia e Spagna lo si capisce soprattutto dal confronto con gli altri paesi periferici. I cui governativi, a sorpresa, stanno sovraperformando proprio sulle brevi scadenze. A partire dallo scorso 25 maggio, il tasso biennale portoghese è calato di un impressionante 40% (dal 12,97% al 7,67% di ieri). Stessa variazione percentuale anche per i titoli a due anni di Dublino, scesi dal 7,34% del 31 maggio al 4,43% di ieri. Come dire che il mercato percepisce come meno rischioso il debito di un paese come l’Irlanda, che oggi è in piedi grazie ai prestiti erogati dall’Fmi e dall’Ue a partire da fine 2010, piuttosto che quello di un paese come l’Italia, che non ha avanzato alcuna richiesta di aiuto. Un paradosso. Eppure così è. Certo, l’ammontare dei titoli di Stato sul mercato di Portogallo e Irlanda (rispettivamente pari a 110 e 84 miliardi) è una frazione minima, e quindi più gestibile, rispetto a quello di Spagna (607) e Italia (1.633). E sia Dublino che Lisbona hanno avviato da tempo importanti riforme che stanno iniziando a dare i loro frutti. Ma ciò che più interessa agli investitori, forse, è che quel debito – benchè oramai congelato, visto l’assenza di nuove emissioni – è stato messo in sicurezza. E tanto basta.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa