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Il BTp a due anni rende oltre il 7%

di Maximilian Cellino

Niente, neanche un piccolo rimbalzo per le Borse europee all'indomani della seduta pesante con cui si era aperta la settimana. Le velleità di recupero dei listini si sono spente ben presto, già nella prima mattinata e senza che vi fosse un motivo particolare per spostare l'inerzia del mercato. Certo, fra gli operatori erano ancora vivi i timori per il mancato accordo sui tagli al deficit Usa da parte del «super-comitato» e l'asta dei titoli di Stato spagnoli (i cui rendimenti, a 3 e 6 mesi, sono raddoppiati rispetto all'operazione precedente) non ha aiutato a stemperare gli animi. Ma sullo sfondo resta il tema di sempre: la crisi dell'Europa e la sfiducia che gli investitori riservano a una risoluzione rapida dei problemi del debito.

Il copione della giornata è stato quello consueto, con vendite concentrate soprattutto sulle banche (l'indice settoriale paneuropeo ha perso l'1,8%) anche perché si sono diffuse voci (non confermate) di imminente aumento di capitale per Commerzbank: l'istituto di credito tedesco ha pagato un dazio del 15% zavorrando anche Francoforte (-1,22%). La peggiore di giornata, però, è stata ancora una volta Piazza Affari (-1,54%), seguita di poco da Madrid (-1,45%), mentre Parigi (-0,84%) e soprattutto Londra (-0,3%) sono riuscite a tamponare in modo più efficace.

Il fatto che sia sempre l'Europa nell'occhio del ciclone lo dimostra soprattutto l'andamento di Wall Street, che avrebbe avuto probabilmente maggiori motivi ieri per frenare. Al termine di una giornata poco movimentata, l'S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,41% e il Nasdaq lo 0,07%, nonostante la disputa sul debito e soprattutto l'inattesa, almeno nelle dimensioni, revisione al ribasso (dal 2,5% al 2%) del Pil Usa. Mohamed El-Erian – amministratore delegato di Pimco, il principale e influente gestore di fondi obbligazionari mondiale – ha definito «terribili» le condizioni dell'economia a stelle e strisce e assegnato una probabilità superiore al 50% a una ricaduta in recessione, ma senza evidentemente ottenere molto ascolto.

I guai maggiori, nel Vecchio Continente, si sono per la verità visti sui mercati del reddito fisso: ieri è stata un'altra giornata di vendita sui titoli di Stato dei Paesi più indebitati, i cui rendimenti sono cresciuti nei confronti del Bund tedesco. Sui decennali lo spread italiano è salito a 488 punti base (dopo la chiusura dei mercati europei è tornato anche oltre quota 500), quello spagnolo si è portato a 463 punti e quello francese a 160 punti. Il peggiore di giornata è stato differenziale del Belgio, ancora una volta in piena crisi politica dopo le dimissioni del primo ministro designato Elio di Rupo, che ha sfondato per la prima volta il livello di 300 punti.

Tornando all'Italia, nel giorno della prima missione del neo-premier Mario Monti a Bruxelles, si sono visti segnali poco incoraggianti sui BTp. Ieri infatti le vendite si sono concentrate soprattutto sulle scadenze a medio termine, 2 e 5 anni, spedendo per entrambe i rendimenti oltre il livello d'allarme del 7%. Una curva «piatta», se non addirittura invertita, si era vista nei giorni caldi che hanno preceduto il cambio di testimone al vertice del Governo italiano: in tempi normali rappresenterebbe una sorta di spia di un'imminente recessione (cosa che ormai è data per scontata dagli analisti), ma nella fase attuale l'anomalia si spiega soprattutto con aspetti tecnici.

La Bce, che in questi tempi di crisi «fa» il mercato, concentra infatti i tanto contestati riacquisti di titoli sulle scadenze comprese fra 7 e 10 anni, lasciando inevitabilmente sotto pressione la parte a breve della curva. Inoltre, quando la percezione del mercato sulle capacità di un Paese di rispettare gli impegni sul debito peggiora in modo significativo, gli investitori tendono a concentrare i rischi dell'evento negativo (un ipotetico default) nel breve periodo e fanno salire i rendimenti dei titoli a breve più di quelli a lunga. Il fenomeno (detto «front-loading») si è già verificato per Grecia, Portogallo e Irlanda: da qualsiasi parte lo si osservi non è un segnale incoraggiante.

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