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Il BTp a 10 anni scende sotto il 6%

di Mara Monti

Forse è presto per dire che il sentiment nei confronti dell'Italia e dei Paesi periferici è cambiato, ma le indicazioni provenienti dalle aste di ieri sono rassicuranti. Dopo i collocamenti francesi e spagnoli, ieri è stato il turno dei CTz italiani a due anni zero coupon per 4,5 miliardi che hanno ricevuto una domanda di 7,7 miliardi e un rendimento del 3,763%, in calo di 1,090 punti percentuali rispetto all'asta precedente. Era dall'agosto scorso che il Certificato zero coupon non offriva un rendimento inferiore al 4% lordo, ma lo scorso novembre era arrivato a rendere fino al 7,8 per cento. Positiva, in termini di domanda, anche l'asta del BTp decennale indicizzato, che ha totalizzato richieste per quasi 1,4 miliardi a fronte di una offerta di 500 milioni di euro.
La reazione del mercato non si è fatta attendere sul secondario: lo spread contro il Bund che aveva aperto in mattinata a 433, dopo l'asta è sceso fino a 414 centesimi portando il rendimento a 5,97%, per poi risalire e chiudere a 418 centesimi. Bene anche lo spread del BTp a 5 anni a 406 (-6,8 centesimi), ma i beneficiati in questa fase sono i titoli con scadenza fino a 3 anni, tornati a sfiorare il 2 per cento. Secondo gli analisti, i segnali incoraggianti giungono alla vigilia di scadenze importanti: quella dell'asta BoT a sei mesi di oggi e di quella di BTp in calendario lunedì 30 gennaio. Le attese per il collocamento di questa mattina sono per rendimenti attorno al 2% con flussi in acquisto sia dall'Italia sia dall'estero.
Nonostante le incertezze che ancora aleggiano sulla soluzione greca, i trader sono tornati alla ricerca di titoli ad alto rendimento e come ha fatto notare un operatore «si compra di tutto»: sul mercato primario sono tornate le emissioni di bond corporate dalle francesi Alstom, Bouygues, General Electric e anche sui titoli high yield i volumi sono tornati vivaci su livelli che non si vedevano da 11 mesi. «Dobbiamo aspettarci ancora elevata volatilità ed estrema incertezza almeno per i primi due trimestri 2012» ha commentato Paul Read, gestore di Invesco responsabile del team fixed income. «Tuttavia ci conforta constatare gli importanti progressi fatti dai principali capi di Stato dell'Eurozona a sostegno del settore finanziario, su cui vediamo ancora molto valore».
Sul fronte dei titoli governativi, la Spagna è tra i Paesi periferici a beneficiare di questo clima di momentaneo allentamento delle tensioni, con lo spread del decennale sul Bund sceso di 10,5 centesimi a 334 pb. L'attenzione dei mercati sembra spostarsi sul Portogallo che ieri ha visto schizzare lo spread di 32 pb con il rendimento del decennale salito fino al 15 per cento. Si sono impennati anche i Cds sui titoli di Lisbona, arrivati a toccare 1.365 punti base, il massimo storico. Gli investitori temono che anche per Lisbona si renderà necessario un nuovo piano di aiuti da parte dell'Europa e del Fmi che porterà come per la Grecia, alla ristrutturazione del debito. Nel corso del 2102 Lisbona dovrà rimborsare bond in scadenza per oltre 12 miliardi di euro mentre il rapporto debito/Pil è salito al 93 per cento.

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