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Il brusco risveglio per Syriza

Il programma elettorale di Syriza era un “libro dei sogni” dai toni messianici più che politici. Ma il capitolo intitolato “Come affrontare la crisi umanitaria” era la madre di tutte le disillusioni future, che avrebbero colpito gli elettori, che avevano creduto nelle promesse di Alexis Tsipras di poter entrare senza problemi nell’età dell’oro. E come i sogni, anche le promesse elettorali di Syriza, sono svanite all’alba.

In quel capitolo sulla riduzione delle politiche di austerità si prometteva di fornire gratuitamente l’energia elettrica e i buoni pasto a 300mila famiglie bisognose, concedere affitti politici per 30mila appartamenti, restituire la 13a mensilità a ben 1.262.920 pensionati con una pensione inferiore a 700 euro al mese, fornire sanità e medicinali gratis ai disoccupati, carta dei trasporti speciale per i poveri, riduzione del prezzo del gasolio da riscaldamento e per le autovetture. Costo previsto, allora di queste misure: 1,9 miliardi di euro. Di tutto questo capitolo lastricato di buone intenzioni, nella lettera inviata a Bruxelles da Atene per ottenere la proroga di 4 mesi al programma di aiuti, è rimasto solo un pallido ricordo. Nell’ultimo capitolo della lettera – che non caso era il primo del cosidetto Programma elettorale di Salonicco di Syriza – è dedicato alle «sfide umanitarie» che derivano dall’aumento della povertà nel Paese. Sfide sociali che andranno affrontate riformando la pubblica amministrazione in modo da ridurre burocrazia e la corruzione. Insomma niente di concreto sul piatto. Syriza prometteva anche di ridurre il debito, come avvenne nel 1953 alla Germania, introdurre una moratoria nel pagamento degli interessi sul debito, varare un New Deal di investimenti pubblici . Di tutto ciò non è rimasto che un timido segnale di riduzione dell’avanzo primario ancora tutto da discutere.
 

Lavoro
Nel programma elettorale, Syriza prometteva di alzare il salario minimo a 751 euro, ridotto a 580 euro dalla troika, per aumentare l’attrattività per gli investimenti. Inoltre Tsipras prometteva la creazione di 300mila nuovi posti di lavoro, la reintroduzione dei contratti collettivi, dei limiti ai licenziamenti collettivi e la riassunzione dei 100mila statali licenziati per far dimagrire l’elefantiaca amministrazione statale. Di tutte queste promesse scritte sulla sabbia è rimasto ben poco. Atene oggi vuole rivedere le normative sui salari minimi ma a condizione che non ci sia un impatto negativo sui conti pubblici. Insomma di aumenti salariali se ne parlerà alla “calende greche”. Inoltre ora Atene promette riforme in materia di lavoro da elaborare con l’Ocse e l’Ilo. Atene ora vuole estendere contratti che diano lavoro ai disoccupati. L’inversione di rotta in questo settore è totale, quasi imbarazzante.
 

Fisco
Prima del voto Syriza prometteva di abolire l’imposta (Enfia) sugli immobili (compresa la prima casa) e terreni sostituita da una tassazione sui grandi patrimoni immobiliari. Poi Tsipras prometteva l’innalzamento dell’esenzione fiscale a 12mila euro rispetto agli attuali 5mila euro, in sostanza un taglio della pressione fiscale. Di tutte queste promesse non sono rimaste che le briciole. Come pure è sparita la patrimoniale. La lotta all’evasione è diventato il primo punto del primo capitolo e sembra scritta dai funzionari dell’Ocse, piuttosto che dal flamboyant ministro Varoufakis. Il governo vuole riformare il sistema fiscale, proprio puntando al recupero del gettito evaso, anche con il ricorso a pagamenti ellettronici. Prevista la riforma dell’Iva. Atene si impegna a migliorare l’efficienza dei meccanismi di spesa pubblica: a una stretta sui pensionamenti anticipati, a controllare la spesa sanitaria, e ad iniziare una spending review sui ministeri ridotti da 16 a 10. Altro punto chiave, fare della lotta alla corruzione una priorità. Nel mirino il contrabbando di tabacchi, alcolici e carburanti.
 

Banche
Nel pilastro dedicato allo sviluppo economico, Syriza minacciava di nazionalizzare le banche, ridurre il segreto bancario, contrastare la fuga di capitali. Prometteva di bloccare per 12 mesi le operazioni di confisca di conti correnti, prima casa e salari. Inoltre chiedeva il blocco della messa all’asta della prima casa. Inoltre minacciava di “mettere le mani” nella cassaforte del Fondo ellenico per la stabilità del credito, che ha 11 miliardi di euro in cassa, per dirottarli in finanziamenti di misure sociali . Cosa è rimasto di tutto ciò? Degli 11 miliardi non si toccherà nemmeno un euro senza preventivo permesso dell’Esm, di Ue e Bce, e la questione più rilevante del secondo capitolo è diventata la «stabilizzazione e il consolidamento del sistema bancario greco», che, chiarisce il governo Tsipras, non potrà prescindere dal sostegno della Bce, della Commissione e del nuovo sistema di risoluzione Ue delle crisi bancarie. Atene sta poi studiando un sistema per affrontare la questione dei crediti deteriorati. Ma in cima al capitolo il governo targato Syriza mette la volontà di depenalizzare i fallimenti dei debitori di cifre di modesta entità. Più avanti parla invece genericamente di «tutele a favore delle famiglie a basso reddito sui pignoramenti di immobili ipotecati da parte delle banche creditrici», unica concessione al vecchio programma di Salonicco.
 

Privatizzazioni e Pa. 
Sulle privatizzazioni Syriza annunciava ai quattro venti di volerle congelare. Inoltre il programma di Salonicco prevedeva una nuova regolazione delle licenze televisive e il ritorno della tv di stato Ert, precedentemente chiusa dal governo Samaras. Ora è tutta un’altra musica. Il primo punto del capitolo crescita è l’impegno a non bloccare le privatizzazioni già avviate, mentre le altre verranno «riesaminate» caso per caso. Previste anche la rimozione delle barriere alla concorrenza e una riforma della Giustizia. Atene, dal mondo dell’iperuranio di Platone, è tornata alla realtà di un Paese con il debito più alto di Eurolandia.

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