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Il Brasile punta sull’innovazione

di Alessandro Merli

Nel Brasile che cresce a ritmi quasi asiatici, c'è una regione che marcia a velocità doppia. E dove sta aumentando significativamente la presenza di investitori italiani. Lo Stato di Pernambuco, nel nordest del Paese, è salito alla ribalta in Italia alla fine dell'anno scorso, quando la Fiat ha annunciato la costruzione di una nuova fabbrica per rafforzare la leadership sul mercato brasiliano. Ma la casa automobilistica torinese non è un caso isolato e il Governo statale spinge sull'arrivo di altre imprese italiane, anche grazie all'applicazione di forti incentivi fiscali.

Nei giorni scorsi, il governatore di Pernambuco, Eduardo Campos, ha incontrato a Roma e Milano alcune centinaia di interlocutori, facendo leva sui successi già ottenuti nell'attrarre la Fiat e altri. «Gli imprenditori italiani – dice Campos in un'intervista al Sole 24 Ore – possono chiedere non solo a Fiat, ma a Danieli, a Mossi & Ghisolfi e a Telecom Italia».

Il caso della Fiat è quello che ha fatto più notizia, per le dimensioni dell'investimento e per la presenza all'annuncio dell'allora presidente Luiz Inacio Lula da Silva e dell'amministratore delegato del gruppo torinese, Sergio Marchionne. Fiat investirà 3 miliardi di reais (circa 1,3 miliardi di euro) per un fabbrica che, a regime, dal 2014 dovrebbe produrre 200mila auto e darà lavoro a 3.500 dipendenti. L'obiettivo dello Stato è quello di attirare ora le imprese dell'indotto: si punta ad almeno una cinquantina.

Il nuovo stabilimento della Fiat si inserisce in un progetto più ampio, la costruzione del porto di Suape («il più moderno del Brasile e il più vicino all'Europa», afferma Campos), nei pressi della capitale Recife, con un parco industriale di 6mila ettari nel suo retroterra e infrastrutture ferroviarie (la Transnordestina), stradali e fluviali per collegarlo al resto del Nordest. La sua localizzazione consente alle imprese che vi si installano, secondo Campos, di sfruttare sia un mercato interno in grande espansione (il Brasile è cresciuto del 7,5% nel 2010 e crescerà attorno al 4,5% quest'anno, lo Stato di Pernambuco ha avuto una crescita media annua, nel 2007-2010, del 6,9%), sia l'accesso ai mercati d'esportazione attraverso il porto, che dista soli 8 giorni di navigazione dagli Usa e dall'Europa.

Nella stessa area ha investito, all'interno del polo petrolchimico che ruoterà attorno a una raffineria della Petrobras, la milanese Mossi & Ghisolfi. La sua fabbrica di Pet, che utilizzerà la produzione della raffineria, avrà una capacità di 450mila tonnellate annue, diventando così il più grandi impianto di Pet al mondo. L'investimento è di 882 milioni di reais.

Sorgerà inoltre a Suape la siderurgica Css, l'impianto della quale verrà costruito dalla friulana Danieli e che prevede un investimento di 1,5 miliardi di reais per la produzione di laminati piani. All'incontro di Milano con Campos, dirigenti della Danieli hanno annunciato che la fabbrica entrerà in funzione a fine 2012, con due anni di anticipo rispetto a quanto previsto inizialmente.

La presenza di Telecom Italia in Pernambuco non è produttiva, ma Campos – che a Roma ha incontrato l'ad di Telecom, Franco Bernabé – ricorda che la penetrazione di Tim nello Stato è molto più alta che nel resto del Paese. Dai colloqui romani è emerso anche che Fincantieri invierà una missione a Suape all'inizio del mese prossimo per valutare l'apertura di un cantiere per forniture alla Marina brasiliana.

Incentivi fiscali e formazione sono le due carte che il Pernambuco gioca nell'attrazione di investimenti. Sul primo punto, le esenzioni statali si sono sommate a quelle federali. Sul secondo, Campos ricorda che lo Stato ha una tradizione metalmeccanica e che sta investendo pesantemente sull'istruzione. Il nuovo legame con l'Italia passa anche attraverso un accordo con il Politecnico di Torino, che accoglierà 50 ingegneri pernambucani per corsi di specializzazione nel settore auto (la Fiat creerà a Suape un centro ricerca) e uno con l'Università di Bologna per cooperazione su diversi campi, dalle energie rinnovabili alla meccanica, dalle biotecnologie all'agricoltura (la zona di Petrolina, in Pernambuco, è una delle principali aree vinicole del Brasile e produce due vendemmie l'anno).

Campos, 45 anni, è uno degli emergenti della politica brasiliana. Presidente del Psb, uno dei partiti della coalizione che ha sostenuto prima Lula poi l'attuale presidente Dilma Rousseff, è stato ministro della Ricerca scientifica nel primo governo Lula e ora è al secondo mandato come governatore, appena rinnovato con una percentuale di voti plebiscitaria.

Vede continuità fra Lula e Dilma, ma con una maggior enfasi da parte di quest'ultima sulla buona gestione della cosa pubblica. «Gli investitori – dice – vedono oggi nel Brasile un paese più maturo, con un quadro macroeconomico stabile, un mercato di consumatori in rapida crescita e infrastrutture che migliorano».

 

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