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Il Brasile frena Telefonica-Gvt

La strada che porta a Gvt per Telefonica è tutt’altro che spianata. Secondo fonti locali ben informate il Cade – l’Antitrust brasiliano – non ha intenzione di esaminare il dossier fintanto che non sarà risolta la questione Telco: prima Telefonica esce da Telecom Italia e poi si parlerà dell’acquisizione della rete in fibra ottica di Vivendi da parte degli spagnoli. Per il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, che aveva pensato di risolvere tutte le pendenze con l’offerta su Gvt, la posizione intransigente del Cade non è una bella notizia, tanto più che per convincere Vivendi ad accettare senza indugi la sua allettante proposta da 7,45 miliardi di euro ha presentato ai francesi garanzia irrevocabile che pagherà quanto pattuito – al termine dei tre mesi di negoziati in esclusiva – assumendosi tutti i rischi regolamentari e rinunciando addirittura alla due diligence. Telefonica, cioè, rileverà comunque Gvt all’elevato prezzo concordato anche se non otterrà l’ok delle autorità brasiliane entro tre mesi. Cosa del tutto improbabile, perchè la legge concede al Cade un anno di tempo per la necessaria autorizzazione preventiva, a partire dalla data di notifica dell’operazione che a tutt’oggi non è stata ancora inoltrata. In questo caso inoltre, trattandosi di tlc, è richiesto inoltre l’ok preventivo dell’Anatel e anche il presidente dell’Authority brasiliana delle tlc, Joao Rezende, ha fatto sapere ier di non aver ancora ricevuto la richiesta.
Probabilmente Telefonica si prometteva di presentare una notifica complessiva delle operazioni in cantiere: il progetto di scissione di Telco (anche questa, infatti, non risulta ancora notificata al Cade), l’acquisizione di Gvt e la cessione dell’8,3% di Telecom a Vivendi che, con il prestito convertendo già emesso sulla restante quota, azzererebbe la partecipazione degli spagnoli nell’incumbent italiano. Da Santander lunedì Alierta ha dichiarato l’intenzione di uscire da Telecom Italia dopo l’acquisizione di Gvt. Ma per il Cade, che è è intenzionato a esaminare separatamente un’operazione per volta, i termini vanno invertiti. L’Antitrust brasiliano aveva già stabilito che gli spagnoli entro giugno debbano uscire da Telco-Telecom oppure ricollocare presso un terzo operatore il 50% di Vivo (sul punto, tra l’altro, è ancora aperto un contenzioso con Telefonica che si è appellata al Tribunale civile). Poi da esaminare ci sarà il demeger di Telco che assegnerà a Telefonica una partecipazione diretta pari al 14,7% di Telecom, quindi si potrà passare al vaglio dell’acquisizione di Gvt che per dal Cade non è ritenuta una soluzione, ma un’aggravante se prima Telefonica non scioglierà l’intreccio con Telecom Italia.
Oltretutto i precedenti non depongono a favore di un’ok incondizionato. Nel novembre del 2009, all’asta su Gvt poi assegnata ai francesi, sia Vivendi che Telefonica avevano chiesto l’autorizzazione preventiva all’Anatel, ma mentre a Vivendi era stato dato disco verde incondizionato, a Telefonica era stato prospettato l’obbligo di mantenere completamente separate le attività di Gvt da quelle degli spagnoli per cinque anni, sterilizzando così per un lustro le possibili sinergie. E comunque è dato per scontato che – se anche Alierta riuscirà a venirne a capo – saranno imposti obblighi di disinvestimento nell’area ricca di San Paolo, dove Telefonica è l’incumbent. Mentre in ambienti finanziari si giudica “temeraria” la mossa di Alierta su Gvt, per il viceministro delle tlc, Antonello Giacomelli, è stato un errore fidarsi di lui. «L’investimento più forte che Telefonica ha fatto quest’anno è stato contro Telecom – ha detto a Reuters – Non mi pare debba essere lui a lamentarsi, anzi semmai rimane ancora più incomprensibile il motivo per cui il Governo di allora decise di fidarsi».
Intanto per la vendita di Telecom Argentina il termine slitta al 25 settembre, quando si riunirà il cda di Telecom Italia e il dossier si chiuderà in un modo o nell’altro: se entro quella data non arriverà l’ok dell’Authority argentina delle tlc, il contratto firmato il 13 novembre scorso con David Martinez si considererà risolto. Il management guidato da Marco Patuano incassa nel frattempo il supporto dell’azionista Marco Fossati, convinto che la quota in Telecom Argentina valga più di 960 milioni di dollari, mentre sul Brasile avverte chi pensa che Telecom sia costretta a svendere: «Chi vuole Tim Brasil è meglio che faccia arrivare sul tavolo un’offerta da almeno 11 volte l’Ebitda: solo in quel caso la prenderemo in considerazione».

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