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Il bonus Renzi funziona

Sono già 76 mila le aziende che hanno fatto richiesta del bonus Renzi, cioè dello sgravio triennale sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio 2015, previsto dalla legge di Stabilità per il 2015. Un’agevolazione che si traduce in una riduzione dei contributi Inps fino a un massimo di 8 mila euro l’anno. Di queste 76 mila aziende, 16.200 sono in Lombardia, mentre quelle del Lazio si avvicinano a quota 10 mila. I dati sono stati forniti dal direttore centrale delle entrate dell’Inps, Gabriella Di Michele, nel corso del videoforum organizzato da ItaliaOggi e dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro venerdì 13 marzo. Si tratta di dati che significano una cosa sola: le aziende stanno ricominciando ad assumere. Ancora più clamoroso il dato del settore agricolo, dove lo stesso beneficio funziona in modo leggermente diverso ed è subordinato a una comunicazione che le aziende potevano inoltrare a partire dal 10 marzo 2013: in tre giorni sono state prenotate le risorse per l’assunzione di 1.100 lavoratori, esaurendo i fondi messi a disposizione per questo settore economico (2 milioni di euro, per l’anno 2015; 15 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2016 e 2017; 11 milioni di euro, per l’anno 2018; 2 milioni di euro, per l’anno 2019).

Una parte di queste nuove assunzioni potrebbe in realtà essere una mera stabilizzazione di contratti a tempo determinato o parasubordinato, un’altra parte nuove assunzioni. Unico requisito per il riconoscimento dell’agevolazione è infatti che il lavoratore non sia stato occupato a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti. Interessante anche il fatto che questo contributo è configurato come un diritto dell’impresa che assume. Quindi, se i fondi stanziati non saranno sufficienti a coprire le richieste, dovranno essere rifinanziati (salvo il settore dell’agricoltura, che ha un meccanismo di attribuzione diverso). In teoria sarebbe anche possibile modificare la norma per introdurre un tetto e quindi limitare gli aventi diritto, ma la Di Michele ha detto chiaramente che non è questa l’intenzione del governo.

Fa piacere che, una volta tanto, le iniziative dell’esecutivo raggiungano velocemente l’obiettivo per il quale erano state pensate, che è naturalmente quello di ridurre la piaga della disoccupazione.

Quindi è facile prevedere che tra pochi giorni questi dati diventeranno argomento dei talk show televisivi e saranno sventolati come un successo dell’esecutivo.

Si potrebbe opporre, volendo proprio fare i pignoli, che l’esonero contributivo è disponibile solo per un anno, il 2015. Può essere un periodo sperimentale, dopo il quale il governo potrebbe decidere se rendere permanente il bonus Renzi oppure apportare modifiche. Oltretutto dare una scadenza all’agevolazione potrebbe servire a mettere un po’ di fretta alle imprese, in modo da stimolare un’assunzione che, in mancanza del bonus, avrebbe anche potuto essere rimandata.

Quello che però i rappresentanti del governo certamente non diranno è che questo benefit ha in realtà sostituito un’analoga forma di agevolazione per i neoassunti che era in vigore da 24 anni (legge 407 del 1990), a favore di nuove assunzioni di lavoratori disoccupati e cassintegrati. Un contributo stabile da molti anni, probabilmente eliminato per far posto al bonus Renzi.

Altra notizia interessante emersa nel corso del videoforum del 13 marzo il fatto che l’Inps sta costruendo l’archivio dei lavoratori agevolati: significa che l’istituto di previdenza potrà fare controlli sulle assunzioni agevolate in via amministrativa e non ispettiva, semplificando così le indagini e gli accertamenti antifrode.

Stupisce solo che fino a ora un simile strumento non sia stato realizzato.

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