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«Il bond Enel a 160mila risparmiatori»

di Carlo Marroni

Il collocamento del bond Enel al pubblico si è concluso in anticipo, ieri sera. Tre miliardi – cifra elevata rispetto agli 1,5 miliardi dell'offerta iniziale – piazzati in poco più di una settimana: le richieste affluite nelle 30 banche del consorzio di collocamento sono ammontate a 5,3 miliardi.
Oltre 160mila sono stati i risparmiatori che hanno presentato la richiesta, a cui sarà riconosciuto un rendimento attorno al 5% per la tranche a reddito fisso e di circa il 4,5% per la prima cedola per la tranche a tasso variabile, se si considera lo spread minimo garantito di 310 punti base (le condizioni finali saranno decise entro mercoledì prossimo), che sarà con ogni probabilità quello definitivo. L'operazione, assieme ad altre già realizzate nelle scorse settimane, contribuisce a creare la provvista finanziaria per il 2012.
Il Sole 24 Ore ne ha parlato con l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti.
Tre miliardi piazzati in sei giorni, in un momento ancora non facile, nonostante il picco della crisi sembri passato.
«Un successo – 160mila sottoscrittori, 5,3 miliardi di richieste – che è in linea con la nostra tradizione. Fummo noi nel 2005 a tornare sul mercato corporate al pubblico dopo 20 anni di assenza delle grandi aziende. Siamo abituati a questi numeri, ma fa sempre piacere la risposta positiva dei risparmiatori».
Di questi tempi le preoccupazioni dei cittadini per la tutela del proprio risparmio sono particolarmente alte.
«Siamo rimasti con il rating A- in questo periodo difficile, con outloook negativo come tutti in Italia. Per noi la singola A significa mantenere il livello di eccellenza, è come giocare in serie A, appunto».
É utile visto che il debito lordo Enel a fine settembre 2011 è a 61 miliardi di euro circa, mentre quello netto preliminare di fine 2011 è sceso a 44,6 miliardi.
«Grazie all'utilizzo della leva finanziaria siamo riusciti a costruire quella che io ritengo sia la più grande multinazionale italiana, e il debito è una parte della strategia. Oggi siamo in 40 paesi, abbiamo 61 milioni di clienti, arriviamo a servire fino a 600 milioni di persone, un decimo della popolazione mondiale»
Il costo e la struttura del vostro indebitamento è in linea con gli obiettivi?
«La durata media del nostro debito è quasi di sette anni, con questa emissione confermiamo questa tendenza, non siamo esposti a rischi di cambio se non in misura marginale, e di tasso di interesse perché copriamo i nostri rischi. Più di tre quarti del debito è a tasso fisso, il resto è variabile anche per ragioni tecniche di tesoreria. L'obiettivo è portare il debito netto sotto 40 miliardi».
Con lo spread impazzito come è stato nel 2011 non sarà stato facile gestire questa massa debitoria…
«Le assicuro che non ho mai perso cinque minuti di sonno. Anche grazie a questa operazione, il costo medio del nostro debito si conferma nelle vicinanze del 5%»
Con questa operazione il 2012 è coperto?
«Già dall'inizio dell'anno abbiamo incassato 1,2 miliardi di euro dal Fade (i rimborsi del deficit tariffario spagnolo, ndr), cui si aggiungono 281 milioni della cessione del 5,1% di Terna, un prestito ventennale della Bei di 340 milioni, alcuni private placement per circa 300 milioni e stiamo per concludere la rinegoziazione di linee bancarie per circa 2,5 miliardi. Con i tre miliardi di oggi arriviamo a 7,5 miliardi»
Ma nel 2012 scadono debiti per 10 miliardi
«Abbiamo la liquidità: al 31 dicembre 2011 ammontava a circa 23 miliardi di euro, di cui linee di credito confermate e non utilizzate per circa 13 miliardi con scadenza oltre il 2014 e circa 7 miliardi di cassa. E oltre ai flussi di cassa ordinari, potremmo realizzare nell'anno altri piazzamenti istituzionali se sarà conveniente e altri rimborsi potrebbero arrivare dal Fade»
Acquisizioni in vista a breve?
«No, non in questo momento».
Lavorate su crescita per linee interne
«In Italia la scelta nucleare è stata netta, non la condivido, ma facciamo buon viso a cattivo gioco. L'alternativa migliore è crescere nelle rinnovabili e andare verso il carbone, e nel corso degli anni ci sarà bisogno di altra capacità».
L'ondata di maltempo ha dimostrato che ci sono oggettivamente dei punti deboli nel nostro sistema energetico
«Noi dipendiamo eccessivamente dal gas. Stiamo vedendo in questi giorni che cosa ha comportato una ondata di gelo nel continente europeo: immediatamente vanno in crisi i meccanismi di importazione della materia prima fondamentale. L'eccessiva esposizione da un solo combustibile è negativa di per sé, se poi dipendiamo da tre tubi è ancora più rischiosa. Per fortuna c'è sempre la cara vecchia Enel con i suoi impianti a olio sempre pronti a partire, rispettando rigorosamente le normative ambientali».
Ma nel gas state investendo, come nel Galsi che collegherà l'Algeria alla Sardegna firmato nel 2007?
«I lavori devono partire, ancora oggi dopo anni non ha i permessi. La verità è che in Italia soffriamo di una malattia che è la atarassia (termine filosofico che caratterizza l'assoluta imperturbabilità di fronte alle passioni, ndr) amministrativa, a tutti i livelli. La vera liberalizzazione è sburocratizzare, togliere leggi e semplificare norme per dare certezza al diritto».
Il governo ci prova sul serio?
«Sì e lo posso dire da protagonista di un settore come quello dell'elettricità del tutto aperto, dove sono attivi circa 180 operatori, mentre nelle centrali Enel si genera meno del 30% della produzione nazionale. Confido che il governo continui a lavorare in questa direzione e inneschi un circuito virtuoso di investimenti anche dall'estero, e non solo nel nostro settore, per favorire il ritorno dell'Italia alla crescita».

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