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Il bond di Enel fa il tutto esaurito

Enel sfrutta la scia di Draghi per tornare dopo sette mesi sul mercato del debito. Il principale produttore italiano di energia ha lanciato ieri mattina un collocamento di titoli a 8 anni che ha riscosso notevole interesse da parte dei grandi investitori istituzionali. A fronte di un libro ordini che è cresciuto rapidamente nel corso della mattinata fino a raggiungere i 6 miliardi di euro, Enel ha collocato titoli per 1 miliardo a un rendimento di 360 punti base sopra il midswap, 15 punti al di sotto della guidance iniziale.
Il coupon annuale è stato fissato al 4,875%, un risultato convincente se si considera che a febbraio il gruppo italiano guidato da Fulvio Conti aveva pagato una cedola simile (4,885%) ma su titoli a minore durata, 6 anni. Ieri il gruppo è stato tempestivo nel cogliere l’occasione che si era determinata sul mercato del debito dopo l’intervento di Mario Draghi al Parlamento europeo lunedì pomeriggio. In quell’occasione il presidente della Bce aveva indicato di non ritenere l’acquisto di bond di tenore inferiore ai 3 anni una forma di finanziamento agli Stati, vietato dai trattati europei, e questo aveva determinato un immediato allentamento del costo del denaro nell’eurozona, visibile soprattutto sui titoli a breve.
«Enel ha un approccio molto utilitaristico nelle sue operazioni sul mercato del debito – ha spiegato a Radiocor Il sole 24 Ore una fonte vicina all’operazione – e quindi ha agito con rapidità per approfittare della finestra che si era aperta. Oltretutto si è scelto di collocare un’obbligazione a 8 anni per allungare la vita media del debito che attualmente è di 6,8 anni». Un ragionamento che è stato fatto peraltro anche da altre aziende europee che hanno approfittato della seduta per rifinanziarsi sul mercato a condizioni favorevoli senza rischiare di dover affrontare un mercato che giovedì potrebbe rimanere deluso da quanto emergerà dal direttorio della Bce in tema di misure antispread. Per collocare i titoli, valutati Baa1 da Moody’s e BBB+ da S&P, Enel si è avvalsa dell’aiuto di 12 istituti bancari, di cui sei in qualità di lead managers, (Bnp Paribas, Credit Agricole, Citigroup, Hsbc, JpMorgan Chase e Morgan Stanley) e sei in qualità di book runners, fra cui le italiane UniCredit, Mediobanca e Banca Imi, del gruppo Intesa Sanpaolo.
Su base geografica, il bond è stato distribuito al 24% in Gran Bretagna e Irlanda, al 20% in Italia, al 16% in Germania e Austria, al 15% in Francia e al 7% in Svizzera. Per tipologia di investitori, invece, l’operazione ha visto un grosso interesse da parte dei fondi che hanno acquistato il 67% del collocato mentre i gruppi assicurativi hanno raccolto il 14% e le banche una quota analoga. «L’operazione di Enel è stata seguita con grande interesse – ha spiegato Suki Mann, strategist sul credito di Societe Generale – in quanto è stata la prima di un’azienda appartenente a uno dei Paesi periferici da metà luglio, esattamente dal bond di Snam. Riteniamo che vi saranno ora molte altre operazioni, soprattutto se questi rendimenti gonfiati dovessero iniziare a scendere a fronte di un qualsiasi miglioramento della fiducia. E questo avverrà se la Bce sorprenderà in positivo alla fine di questa settimana e se dopo se la Corte Costituzionale tedesca non si metterà di traverso», con una bocciatura della costituzionalità del fondo salva-Stati (Esm).

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