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Il bond delle pmi diventa realtà

Il 1° di luglio di quest’anno potrebbe essere una data a lungo ricordata nella storia della piccola e media impresa italiana e di quella dei mercati finanziari tricolore. Il primo giorno del prossimo mese debutterà sul listino obbligazionario di Piazza Affari il primo bond emesso da una piccola impresa italiana. Si tratta di un’emissione di soli 3 milioni di euro lanciata da Caar, una società piemontese attiva nella progettazione di componentistica per auto, aerospazio e ferrovie. Per raccogliere soldi sul mercato l’impresa deve avere una situazione economica e patrimoniale non particolarmente deteriorata e un business plan chiaro. L’azienda deve trovarsi poi una banca sponsor e una società di consulenza finanziaria (definita advisor). Al momento collocare un mini bond più che vantaggi economici a scopi esistenziali, nel senso che le piccole e medie imprese non hanno agevole accesso al credito.

La norma. L’emissione e la successiva quotazione del bond è stata resa possibile grazie al decreto Sviluppo del 2012 (decreto legge n.83 del 22 giugno 2012, convertito con la legge n.134 del 7 agosto 2012). La norma licenziata dall’allora ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera ed elaborata dal capo della sua segreteria tecnica Filippo Firmo ha consentito alle imprese anche piccole di emettere strumenti obbligazionari liberandola da una serie di vincoli.

L’emissione dei prestiti obbligazionari fin qui era sottoposta a dei vincoli stringenti. I limiti erano quantitativi, qualitativi e fiscali. Quanto all’ammontare, il massimo consentito era pari al doppio della somma del capitale sociale e delle riserve. Quanto alle problematiche fiscali, la spesa per interessi era deducibile solo fino al doppio del tasso di interesse di riferimento praticato dalla banca centrale Europea. Per avere un ordine di idee, attualmente il tasso di riferimento è allo 0,50%. Il doppio del tasso voleva significare una spesa per interesse deducibile fino all’1%, davvero poco o nulla.

La nuova normativa fiscale prevede la deducibilità per interessi fino al 30% del reddito operativo lordo, intendendosi per questo il risultato della gestione caratteristica dell’azienda, prima quindi degli ammortamenti e delle risultanze delle poste finanziarie.

Il legislatore ha limitato la sottoscrizione ai soli investitori professionali (banche, sim, sgr, fondi, e assicurazioni) perché gli unici in grado, secondo l’esecutivo, di percepire i rischi del prodotto finanziario.

Sotto il profilo qualitativo c’era poi il problema della necessità del rating per gli strumenti ammessi a quotazione. Solo le imprese con una valutazione del merito di credito da parte di un’agenzia di rating potevano emettere strumenti obbligazionari quotati. Un onere non a buon mercato.

Quanto alla durata dei prestiti, i mini bond delle pmi devono avere una scadenza lunga, non inferiore ai 36 mesi.

Il modello di business. Vediamo quindi quali sono gli ingredienti necessari per porre in essere l’operazione e quali sono i costi probabili di un’operazione del genere.

La prima cosa da fare per un’impresa è cercare una società che certifichi la verità e la correttezza del proprio bilancio. In Italia si tratta di un compito semplice da assolvere visto che vi sono decine di società che svolgono questa attività.

In seconda battuta occorre trovare una banca sponsor. Non si tratta di un obbligo di legge, ma di una reale necessità e di un ruolo funzionale all’obiettivo finale che si vuole perseguire, cercare risorse e a buon mercato. La banca sponsor avrà il compito di valutare il merito di credito dell’azienda, studiando le singole poste di bilancio ed elaborando una serie di indici di sostenibilità del debito nuovo e complessivo. Sempre allo sponsor toccherà valutare il piano di espansione del business e la coerenza con le risorse che si intendono raccogliere.

Poi tocca strutturare il debito: è quindi stabilire il flusso cedolare, il tasso attivo da riconoscere ai sottoscrittori del prestito e le modalità di pagamento. Per completare la struttura del prestito serve poi il piano di ammortamento, il progetto di rimborso del capitale. L’ultimo e più importante compito della banca è quello di ricercare i sottoscrittori del prestito; quindi banche, sgr, assicurazioni che si impegnano a comprare le obbligazioni.

L’esito di questa operazione è essenziale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. «Sarebbe inoltre opportuno», ha spiegato Matteo Duffault della Banca di Cherasco, la banca sponsor del prestito a Caar, «che l’istituto di credito non abbia conflitti di interesse nell’operazione». L’impresa non deve essere già stata affidata dalla banca, altrimenti ci sarebbe un potenziale interesse a trasformare in bond magari dei prestiti incagliati, scaricando sul mercato i rischi. Un’ulteriore garanzia, ha spiegato Duffault, è quella di far riconoscere il merito di credito da un’agenzia di rating esterna alla banca. La valutazione sarà quindi più attendibile.

Oltre allo sponsor, può essere utile avere anche un advisor. Questo si occupa della scelta della banca sponsor, dell’ammissione alla quotazione, della redazione dei prospetti per la sottoscrizione del prestito e di tutte le atre incombenze burocratiche.

Il mercato. Nello schema di questo modello alternativo di allocazione delle risorse resta da esaminare infine il ruolo del mercato. Un componente decisivo, oltre quello dello sponsor e dell’advisor. Il mercato serve per consentire la liquidabilità dello strumento in qualsiasi momento. L’investitore che ha sottoscritto il prestito può rientrare in possesso del denaro mutuato se c’è un compratore disposto a comprare i titoli sui cui si è investito. Borsa Italiana ha cosi creato l’Extra Mot.

Quanto costa. Si tratta di capire a questo punto quanto costa per un’impresa l’intera procedura. Una banca sponsor, più il ruolo della società advisor costa grosso modo lo 0,50% dell’ammontare del prestito per anno.

Quindi su un prestito di 1 milione di euro della durata di tre anni, l’esborso è pari a 5 mila euro l’anno, totale 15 mila euro. A questo vanno poi aggiunti i costi di quotazione, attualmente stimati in 500 euro, ma a regime dovrebbero aggirarsi in 2.500 euro.

Quanto alla spesa per interessi per avere un’idea a Caar è stato riconosciuto un rating simile alla doppia BB, quindi non eccellentissimo. La società pagherà due punti percentuali in più rispetto a una big BB essendo l’ammontare del prestito più limitato e l’impresa poco conosciuta.

Il credito bancario alle piccole medie imprese è al momento bloccato per le risorse limitate delle banche da destinare a questa finalità. «Le autorità di vigilanza in europea hanno imposto l’aumento delle garanzie patrimoniali a fronte dei prestiti», ha specificato Mario Bottero della società di advisor Adb.

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