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Il bollo colpisce i conti deposito

di Giuseppe Di Vittorio 

Il fisco mette le mani anche sui conti di deposito, con una manovra che diventa stangata sui portafogli più importanti visto che si tratta a regime di un prelievo proporzionale senza limiti verso l'alto. Nell'ultima versione del decreto sulle semplificazioni fiscali ci sarebbe un'imposta di bollo sui depositi liberi e vincolati detenuti dai risparmiatori presso le poste e le banche.

Il balzello avrebbe un'aliquota dello 0,10% per il 2012 e allo 0,15% per il 2013 applicata al controvalore del rapporto, con un minimo di 34,20 euro e un massimo di 1.200 euro solo per il 2012. Nella sostanza è stata estesa la tariffa per i prodotti e gli strumenti finanziari anche ai depositi. Le somme prelevate non saranno irrisorie visto che si deve tener conto che gli istituti più generosi si spingono su cifre vicine al 4% lordo, netto 3,20%. L'imposta avrebbe carattere annuale e potrebbe essere rateizzata a seconda del numero di comunicazioni che invia l'intermediario. Il prelievo avrebbe infatti la veste giuridica dell'imposta di bollo sulle comunicazioni inviata dalla banca al cliente. Oltre ai conti di deposito verrebbero colpiti anche i certificati di deposito, un altro strumento emesso dalle banche per effettuare la raccolta ma meno popolare dei conti di deposito.

In base agli studi più recenti almeno un italiano su quattro è interessato a strumenti per l'impiego della liquidità.

L'imposta invece non si applica in alcun modo ai conti correnti. La liquidità detenuta sul conto non è colpita da questo tipo di imposta. I conti correnti sopra i 5.000 euro già scontano un bollo fisso di 34,20 euro, 100 se detenuti da persone giuridiche. Si tratta di differenze rilevanti. Il bollo titoli è infatti una vera e propria imposta patrimoniale che lievita con il crescere del deposito, quella sul conto corrente è un'imposta fissa.

Norme più restrittive

Quella dei conti deposito se venisse confermata nel testo licenziato dalla presidente della repubblica sarebbe una vera e propria novità. I conti di deposito hanno fin qui driblato tutte le manovre finanziarie a partire da quelle «targate» dal governo Berlusconi a finire a quelle del governo Monti. I conti deposito non erano stati assoggettati al bollo perché nei testi adottati si faceva riferimento alla definizione di prodotti e strumenti finanziari. Il Testo unico della Finanza spiegava esplicitamente nell'articolo 1 che i conti di deposito e i certificati di deposito non devono essere considerati strumenti o prodotti finanziari. L'interpretazione era chiara sui conti di deposito non gravava il bollo titoli. Ora però la norma in questione se venisse approvata cambierebbe tutto introducendo un bollo specifico sui conti deposito.

Come accaduto per altri prodotti finanziari o per i derivati dei titoli di stato il legislatore ha intrapreso la strada di chiarire con una norma interpretativa eventuali dubbi che possano celarsi dietro l'applicazione di norme fiscali finanziarie. Le letture sono state sempre penalizzanti per il contribuente segno di un clima ostile nei confronti di tutta la tassazione dei risparmi.

Più che di bollo titoli più correttamente si dovrebbe parlare di bollo su prodotti e strumenti finanziari. Nella base imponibile rientrano, infatti, oltre ai titoli azionari e obbligazioni, i titoli di stato, le quote dei fondi comuni di investimento, le polizze assicurative finanziarie, le valute e tutte le manifestazioni della ricchezza finanziaria.

I contribuenti non devono affannarsi però in particolari ricerche. Il tributo andrà assolto dagli intermediari finanziari. Le banche agiranno come sostituti di imposta prelevando il dovuto dai conti dai clienti e girando il tutto su un conto dell'Agenzia dell'entrate.

Cosi le aliquote sui titoli

Colpite sono state anche le attività finanziarie detenute all'estero. Qualche banca come Webank, Saxo e la sim Directa si sono fatti carico dell'imposta per conto dei contribuenti, ma con ogni probabilità non si tratta di iniziative destinate a durare nel tempo, la generosità delle banche ha un limite.

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