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Il board Premafin respinge l’offerta di Arpe e Palladio

di Laura Galvagni

Il consiglio di amministrazione di Premafin in agenda per oggi con ogni probabilità marchierà come «irricevibile» l'offerta da 450 milioni messa sul piatto da Palladio e Sator. La holding, spiegano fonti finanziarie, non può fare altrimenti alla luce dell'impegno di esclusiva firmato con Unipol quando ha avviato la trattativa per la realizzazione del maxi polo assicurativo. Fino al 30 giugno prossimo Premafin è vincolata all'intesa con la compagnia di Bologna. E in ragione di questo anche UniCredit avrebbe informalmente fatto trapelare una certa indisponibilità ad incontrare Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe per discutere della proposta. Piazza Cordusio, in particolare, facendo riferimento alla missiva già inviata a Premafin nei giorni scorsi, avrebbe specificato in una lettera inviata a Sator e Palladio che non è competenza della banca agente discutere un'offerta sulla quale ha diritto di parola solo la società interessata, ossia la holding dei Ligresti.
Di conseguenza, il verdetto negativo di oggi che verrà espresso dal consiglio di amministrazione della finanziaria potrebbe trasformare in lettera morta la proposta avanzata da Sator e Palladio. Questo, in teoria, dovrebbe riaccendere l'attenzione attorno al progetto di integrazione. Un piano rispetto al quale le criticità da superare a stretto giro, peraltro correlate tra loro, sono almeno due: l'accordo con le banche sul nuovo piano di riascadenziamento del debito Premafin e la determinazione dei concambi. Mentre sullo sfondo restano le incertezze legate alle esenzioni Consob e all'autorizzazione Isvap all'inclusione di Premafin nella maxi fusione.
L'intesa sull'esposizione sarà materia di un incontro tra gli istituti creditori e l'advisor della holding, Leonardo & co, in calendario per lunedì 5 marzo. Sul tavolo il nodo da sciogliere è quello del convertendo da 150 milioni rispetto al quale la disponibilità delle banche è ancora tutta da verificare, soprattutto in tema di condizioni per la trasformazione del debito in equity. Le banche, in particolare, punterebbero a ridiscutere alcuni aspetti determinanti della proposta. Il tassello, tra l'altro, è un passaggio chiave per agevolare poi la futura determinazione dei rapporti di concambio. Operazione, quest'ultima, già di per sé difficile considerato la complessità del progetto di aggregazione. L'obiettivo sarebbe comunque quello di arrivare a metà marzo con delle indicazioni di massima. Perché ciò avvenga i tempi sono molto stretti. Tanto più alla luce del fatto che le informazioni sul tavolo non sarebbero ancora complete. Proprio in virtù di questo Fondiaria Sai avrebbe recentemente sollecitato Unipol perché fornisca tutto il materiale necessario al completamento della due diligence. «Si spera di arrivare all'assemblea del 19 per l'aumento di capitale con una indicazione della forchetta dei concambi» ha spiegato ieri un consigliere di FonSai al termine del board della compagnia. «Si sta lavorando per preparare il consiglio del 15 marzo in cui dovrebbero essere indicati i valori economici delle varie società sulla base di criteri condivisi – ha commentato una fonte vicina all'operazione –. Ogni società deve indicare il suo valore e da questi usciranno dei range».
L'obiettivo deve però fare i conti «con la due diligence incrociata tra le varie società» che, come detto, sta richiedendo più tempo del previsto. Per questo nessuno esclude che possa esserci un leggero ritardo nella definizione dei rapporti di concambio.

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