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Il board FonSai chiude l’era Ligresti

Oggi l’Isvap e l’Antitrust si pronunciano su Fonsai-Unipol mentre il Cda del gruppo fondato dalla famiglia Ligresti ha deciso ieri un atto di «forte discontinuità» con il passato. Le due authority faranno conoscere oggi il loro responso sulla complessa operazione di integrazione in discussione da mesi. Da quel giudizio, che nelle attese generali sarà positivo, e da quello che nei prossimi giorni esprimerà la Consob dipende il “si” di Unipol alla prosecuzione del progetto con la ricapitalizzazione di Premafin (per 400 milioni) e, a cascata, quella di Fonsai (per 1,1 miliardi). La maggiore novità, ieri, è però giunta dal board di Fonsai convocato per rispondere alla recente iniziativa dell’Isvap (che ha minacciato la nomina di un commissario ad acta) e per pronunciarsi sull’indipendenza del consigliere Roberto Cappelli messa in dubbio dal collegio sindacale. Ebbene a quei punti all’ordine del giorno se n’è aggiunto a sorpresa un altro per iniziativa alcuni consiglieri (Salvatore Bragantini, Nicolò Dubini, Valentina Marocco, Ranieri De Marchis, Salvatore Militello) che, in una lettera inviata al consiglio prima della riunione, hanno fatto proprio un suggerimento avanzato nel precedente incontro dall’amministratore delegato Emanuele Erbetta e dal direttore generale Piergiorgio Peluso. Quello di dare appunto un segnale di forte discontinuità” con il passato e, quindi, con la gestione dei Ligresti. La proposta ha suscitato confronto aspro in consiglio che ha visto, tra l’altro, l’opposizione di Jonella Ligresti di Massimo Pini che hanno abbandonato anzitempo la riunione. Alla fine la delibera è stata approvata e così è stato dato incarico a due superconsulenti della società, Angelo Casò (ex presidente della Milano Assicurazioni) ed al giurista Francesco Carbonetti di formulare nuove proposte di corporate governance e di individuare figure di alto profilo da proporre al comitato nomine per cooptarli nel Cda in sostituzione dei posti vacanti così da sancire definitivamente la fine di una lunga stagione. Prima ancora dell’avvio di eventuali azioni di responsabilità e in anticipo rispetto all’arrivo dei nuovo controllanti (il gruppo Unipol), il consiglio di amministrazione ha deciso di riprendere la sua autonomia dopo un oblio durato anni, separandosi da chi, nei fatti, ha causato il dissesto della società. Da sostituire, nel board sono i dimissionari Maurizio Comoli e Andrea Broggini (proprio ieri) oltre alla stessa Jonella Ligresti che è decaduta “in pectore” dopo i chiarimenti delle autorità di vigilanza (Consob, Banca d’Italia ed Isvap) sull’applicazione delle norme sui doppi incarichi.?E veniamo all’Isvap che ha chiesto al board di attivarsi per interrompere le irregolarità riscontrate nelle tante operazioni in conflitto con i Ligresti recuperando il maltolto. Pena l’arrivo di un commissario. Sul punto il Cda ha deciso di proseguire nella valutazione delle singole delibere e di giungere a decisioni operative nel corso di una nuova riunione già convocata per il 26 giugno. In quella sede potrebbe essere presa la decisione di convocare una nuova assemblea cui proporre l’avvio di azioni sociali di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori. Semprechè non si attivi, a promuoverle, il collegio sindacale che in materia ha poteri analoghi a quelli dell’assemblea. Un’eventuale iniziativa dei sindaci, tra l’altro, eviterebbe ad Unipol (che nel frattempo si dovrebbe essere già installata sul ponte di comando della compagnia) di violare in assemblea l’impegno alla manleva sulle azioni di responsabilità sottoscritto a fine gennaio nel contratto con Premafin. E che la Consob ha chiesto di rimuovere per esentare dall’Opa l’ingresso di Bologna nella holding del gruppo assicurativo.
Quanto a Cappelli, il cda di Fonsai ne ha ribadito l’indipendenza contro i dubbi dei sindaci ma l’avvocato ha deciso ugualmente, per motivi di opportunità, di uscire dal comitato sulle operazioni con parti correlate di cui faceva parte. Nel comunicato finale della riunione, del resto, la Consob aveva imposto di chiarire la natura dei suoi legami con Unicredit non richiamati nella nota del Cda del maggio scorso quando per la prima volta il board si espresse sull’argomento. Tra le nuove informazioni richieste dall’authority c’è anche la precisazione che nel 2011 il 33% del fatturato personale di Cappelli è dipeso da attività svolte per Unicredit.

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