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Il board Alitalia approva il prestito convertibile

L’avvicendamento al vertice di Alitalia è rimandato a dopo l’approvazione dei conti del 2012, verso fine mese. Ieri il consiglio di amministrazione, presieduto da Roberto Colaninno, si è limitato ad esaminare e approvare l’operazione finanziaria, concordata un po’ a fatica, con la quale i soci daranno un po’ di ossigeno alla compagnia, che ha problemi di liquidità e ha quasi esaurito il capitale.
Il cda ha approvato «una proposta di finanziamento soci convertibile, del valore di massimi 150 milioni di euro, che ogni socio – precisa il comunicato della società – potrà sottoscrivere in rapporto alla quota azionaria detenuta». L’operazione deve essere approvata dall’assemblea dei soci, convocata per il 22 febbraio.
Di fatto verrà emesso un prestito convertibile in azioni. Non tutti i soci sono d’accordo, in consiglio non c’è stata l’unanimità tra i 19 consiglieri, ma ci sarebbe un’ampia maggioranza a favore.
Sarà quindi Air France-Klm a fare il pagamento più alto, avendo il 25% della società dovrà versare 37,5 milioni di euro. Il secondo azionista, il primo tra gli italiani, è il gruppo Riva con la Fire Spa, proprietaria del 10,62%, che dovrebbe quindi versare 15,93 milioni: una decisione delicata per la famiglia milanese che sta affrontando una penetrante indagine giudiziaria per gli avvelenamenti causati dall’Ilva di Taranto. Il capostipite Emilio Riva, 86 anni, è agli arresti domiciliari da fine luglio.
È sicuro il versamento di Intesa Sanpaolo, la banca motore dell’operazione Alitalia-Cai nel 2008, lanciata su impulso di Silvio Berlusconi per impedire la vendita a Air France-Klm, poi rientrata come partner azionario a costi molto inferiori. Intesa detiene l’8,85% direttamente e l’1,15% attraverso la società controllata Ottobre 2008, quindi un 10% complessivo di Alitalia: a questo corrisponde un impegno di 15 milioni.
Tuttavia l’impegno reale di banca Intesa nel prossimo rifinanziamento potrebbe essere più alto, perché la banca finanzia diversi soci di Alitalia o ha interessenze azionarie con loro attività. Intesa è stata garante dell’operazione Cai fin dall’inizio, per cui anche in questa fase delicata potrebbe essersi mossa, sebbene venga smentito, come garante dell’impegno anche di altri soci.
Questo finanziamento è un prestito ponte nell’attesa di un accordo nel negoziato per vendere a Air France il 75% della società posseduto dai venti soci italiani. I 150 milioni concordati potrebbero bastare fino all’estate. Poi, se la trattativa per la cessione non si sarà sbloccata, saranno necessari altri soldi, si stima che Alitalia avrebbe bisogno di almeno 400 milioni, dopo le perdite del 2012 (180 milioni stimati) e quelle nei tre anni precedenti (678 milioni).
Tra i soci che non sottoscriveranno il prestito Acqua Marcia (1,77% del capitale) e Fondiaria-Sai in salsa Unipol (4,43%). Sembra rientrata la rivolta dei soci guidati da Salvatore Mancuso (con Equinox), sulla base di un compromesso con il presidente-azionista Colaninno: le dimissioni di Andrea Ragnetti, l’amministratore delegato arrivato appena 11 mesi fa per sostituire Rocco Sabelli. Secondo indiscrezioni Ragnetti uscirebbe a fine mese, dopo il cda del 25 febbraio (e quindi dopo le elezioni) per l’approvazione del bilancio 2012. Ragnetti avrebbe chiesto una buonuscita di 4 milioni, molti soci si oppongono. Le deleghe potrebbero essere affidate al vicepresidente Elio Catania. Salvo ripensamenti.

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