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Il bilancio Padoan: per proteggere l’euro adesso serve l’unione fiscale

La discussione è avviata. «L’idea di un’eurotassa è interessante e vale la pena esplorarla», ha detto ieri un portavoce della Commissione europea, facendo anche capire che sul tavolo di Bruxelles c’è un dossier più ampio ed è il Rapporto dei cinque presidenti, che ha mostrato i «piani ambiziosi» della Ue per raggiungere un’Unione monetaria completa. Il punto di partenza del dibattito è l’idea del ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schäuble, di creare un bilancio dell’Unione monetaria separato da quelli nazionali. Schäuble vedrebbe bene anche un superministro dell’eurozona con il potere di gestire il bilancio ed eventualmente di imporre un’eurotassa per alimentarlo. La Commissione Ue ha ricordato che l’idea di creare un Tesoro unico dell’eurozona fa parte della seconda fase, quindi dopo il 2017, descritta dal rapporto dei presidenti (Jean-Claude Juncker, Mario Draghi, Jeroen Dijsselbloem, Donald Tusk e Martin Schultz) e che «c’è bisogno di più lavoro su queste idee». Comunque sulla riforma del finanziamento del budget europeo, ha spiegato il portavoce, sta già lavorando da un anno una commissione presieduta da Mario Monti. Dunque «altre idee saranno esplorate da un gruppo di esperti da stabilire nel contesto del Rapporto dei cinque presidenti». La Commissione «accoglie con favore tutte le idee che aiutano a far avanzare verso una visione comune per il futuro dell’Unione e incoraggia un dibattito attivo sul Rapporto dei cinque presidenti». Ma uno dei limiti del Rapporto sul futuro dell’Unione monetaria è che non spinge su un rapido rafforzamento della governance politica europea, mentre la crisi greca ha messo in evidenza tutti i limiti dell’architettura istituzionale della Ue. 
Che sia necessario uno scatto in avanti ne è convinta l’Italia. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ieri spiegava al Financial Times che «dobbiamo andare diretti verso l’unione politica. Per avere una vera e propria unione economica e monetaria serve un’unione di bilancio, con una politica fiscale comune. E questa politica fiscale deve rispondere a un Parlamento, che deve essere eletto, altrimenti non c’è accountability », cioè responsabilità. Dunque l’ipotesi di un superministro dell’eurozona che sarebbe, nell’ipotesi tedesca, un supercommissario non è la soluzione giusta secondo l’Italia. In più occasioni, infatti, il ministro Padoan ha insistito sulla necessità a livello europeo di una maggiore «condivisione di sovranità». La Grecia ha mostrato che la fine dell’irreversibilità dell’euro «è sul tavolo. Per eliminare questo rischio – ha detto Padoan – abbiamo bisogno di un euro diverso, più forte».
Mentre a livello europeo si discute sul futuro dell’Unione monetaria, in Italia l’attenzione è sulla riforma fiscale. Il governo è al lavoro per trovare le coperture. Intanto l’Istat spiega che le tasse sulle imprese sono già calate del 9,9% nel 2014 con un risparmio di 2,6 miliardi, cioè prima dell’arrivo dei nuovi sconti, introdotti per il 2015 (l’ulteriore riduzione dell’Irap, dalla quale può ora essere tolto il costo del lavoro, e la decontribuzione sui nuovi assunti con il Jobs act). Il working paper su «La tassazione effettiva della tassazione in Italia», a cura di Antonella Caiumi e Lorenzo Di Biagio, spiega che il 57,3% delle aziende ha avuto una pressione fiscale più bassa per effetto di tre misure: il potenziamento dell’Ace (Aiuto alla crescita economica), che permette di dedurre dalle imposte il rendimento nozionale del capitale, la più ampia deducibilità del costo del lavoro dell’Irap e il nuovo trattamento delle perdite. Dallo studio emerge però che «la pressione fiscale rimane alta per le imprese del commercio e quelle piccole e medie».

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